Autore: Giacomo Mazzarella

Reddito di cittadinanza

Reddito di cittadinanza e donazione beni ai figli, quando serve per entrare nel sussidio

Donare casa ai figli o svuotare il patrimonio mobiliare può essere la soluzione? Ecco la verità

Il reddito di cittadinanza è arrivato al giro di boa dei primi 18 mesi. Il bilancio della misura è contraddittorio, perché se da un lato, quello assistenziale, evidente che la misura abbia dato i suoi frutti, come dimostra anche la crisi Covid con i beneficiari del sussidio che non sono entrati tra i più colpiti dall’emergenza economica proprio per via del sussidio, dal lato delle politiche attive la situazione è diametralmente opposta.

Non ha funzionato il ricollocamento lavorativo delle persone, nonostante le misure a sostegno delle aziende che avrebbero avuto benefici ad assumere soggetti fuoriusciti dal programma del reddito di cittadinanza. Molte famiglie però restano ancora escluse dal sussidio, per via dei redditi, dei patrimoni e della composizione del nucleo familiare.

E su questi aspetti che molte famiglie credono di avere margini di manovra tali da poter fare qualcosa per rientrare nella misura. Pratiche che spesso sono illecite e che nascondono furberie da parte delle famiglie.

Dividere la famiglia, anche solo fittiziamente è una delle pratiche più diffuse. Così come quella di donare tutte le proprietà, mobiliari ed immobiliari ai figli, allo scopo di rientrare nel sussidio. Ma si può fare? E soprattutto, fino a che punto la legge consente queste pratiche?

Donare casa al figlio per percepire il reddito di cittadinanza è cosa fattibile?

Per il reddito di cittadinanza il figlio maggiorenne può rientrare nel nucleo familiare dei genitori anche con la residenza differente purché abbia meno di 26 anni. Questo naturalmente a condizione che sia soggetto a carico fiscalmente dei genitori e che non abbia una famiglia propria.

Detto questo, la pratica di far rientrare come residenza effettiva a casa un proprio figlio è una cosa che potrebbe essere evitata. Si tratta di una manovra che molte famiglie fanno per abbassare l’Isee del nucleo familiare e rientrare nella soglia prevista dal reddito di cittadinanza.

Sul reddito di cittadinanza infatti la condizione per poterlo percepire varia da famiglia a famiglia. Avere un figlio nel nucleo che produce reddito fa alzare l’Isee e potrebbe essere un danno se l’obbiettivo è rientrare nella misura.

Così come averlo nel nucleo se non ha reddito, potrebbe essere un vantaggio per abbassare l’Isee e sortire esattamente l’effetto contrario. Se una famiglia ha una casa di proprietà diversa dalla prima casa (quella di abitazione del nucleo), se questa supera i 30.000 euro di valore catastale, si è tagliati fuori dalla misura.

In questo caso, liberarsi dell’immobile potrebbe essere una soluzione. Venderlo ad estranei non risolve il problema perché naturalmente il corrispettivo della vendita finirebbe sui conti correnti dei familiari compresi nel nucleo familiare, e si sforerebbe il limite del patrimonio mobiliare.

E allora, la donazione ad un figlio esterno al nucleo familiare sarebbe la soluzione, anche legale per poter avere accesso al sussidio.

Isee e anno di riferimento di patrimonio e redditi

Fare queste variazioni per poter avere accesso al reddito di cittadinanza non è cosa semplice e potrebbe alla fine non arrivare a sortire l’effetto desiderato.

Infatti va ricordato che per poter accedere al reddito di cittadinanza occorre avere un Isee in corso di validità. L’Isee ha validità dal 1 gennaio al 31 dicembre di ogni anno. Quello del 2020, usato per le richieste di nuovi redditi di cittadinanza e per le conferme di quelli erogati nel 2019, scade il 31 dicembre 2020.

Ma i redditi ed i patrimoni sono riferiti al 2018. Sia patrimonio mobiliare che patrimonio immobiliare. Pertanto, cedere casa adesso, non va a cambiare il valore di quell’Isee che va utilizzato per accedere alla misura. Per questo possiamo dire che il regalare casa ai figli, non da l’immediato vantaggio auspicato.