Reddito di cittadinanza e Quota 100, le parole del ministro Andrea Orlando

In un’intervista rilasciata a La Stampa il ministro del Lavoro si è espresso sui due temi

Reddito di cittadinanza e Quota 100, due misure che vennero introdotte nel gennaio del 2019 dal governo Conte 1. Erano i tempi della maggioranza formata da Movimento 5 Stelle e Lega che vararono due provvedimenti che ancora oggi sono oggetto di discussione. Si è trattato di due punti che, in un’intervista a La Stampa del 18 settembre, sono stati toccati dal ministro del Lavoro Andrea Orlando.

Reddito di cittadinanza, Orlando: «Discutiamo su cosa non ha funzionato»

Non è un mistero che il reddito di cittadinanza non piaccia a tutti i partiti politici. Non sono mancate dichiarazioni relative al fatto che il suo principio di funzionamento rischi di essere poco incentivante rispetto alla ricerca di un lavoro.

«Discutiamo - ha detto il ministro Andrea Orlando - su che cosa non ha funzionato e, soprattutto, distinguiamo il reddito dalle politiche attive. Ma diciamo no alle crociate contro i poveri imbastite in queste settimane, la povertà non è una colpa»

Reddito di cittadinanza, ad agosto ne parlò anche Draghi

Un punto di vista quello dell’esponente del Pd che fa pensare come sul reddito di cittadinanza l’idea potrebbe essere quella di migliorare la parte relativa alla canalizzazione nel mondo del lavoro, senza mettere in discussione quella che è stata la sua funzione di sostegno. Un supporto che si è rivelato importante anche in mesi difficili come gli ultimi contraddistinti dalla pandemia.

Non bisogna, inoltre, dimenticare quelle che invece erano state le parole spese da Mario Draghi sul tema. Nel mese di agosto il premier ebbe modo di dire: «È troppo presto - per dire se verrà ridisegnato, se verrà riformato, come cambierà la platea dei beneficiari. Quello che però vorrei dire è che il concetto alla base del reddito di cittadinanza io lo condivido in pieno».

Pensioni, Orlando su Quota 100: «Tavolo è aperto»

Il ministro Andrea Orlando si è espresso anche sul tema pensioni nell’anno in cui Quota 100 andrà in esaurimento. «Il tavolo - nelle dichiarazioni riportate da La Stampa - è aperto e presto mi vedrò con il ministro Franco. Quota 100 ha fatto parti uguali per situazioni diverse, ha consentito di andare in pensione a lavoratori in condizioni molto differenti, per l’80% si tratta di uomini. In futuro bisogna tenere conto del tipo di mansione svolta, alcune sono più usuranti di altre, e di evitare la discriminazione di genere».

Si annuncia, dunque, un autunno in cui il tema pensioni sarà approfondito in relazione all’esaurimento di quella che è una misura opzionale previdenziale. A partire dal 2022 la facoltà di lasciare il lavoro, ad esempio, con 62 anni e 38 di contributi verrebbe meno, tornando alle regole della legge Fornero e all’uscita prevista a 67 anni.