Reddito di Cittadinanza, Maria Elena Boschi: «grazie a Italia Viva se ne sta discutendo»

Reddito di Cittadinanza, Maria Elena Boschi: «grazie a Italia Viva se ne sta discutendo»

Maria Elena Boschi, da ospite di Omnibus su La7, ha parlato del tema reddito di cittadinanza

«Fino a che Italia Viva non ha proposto un referendum per abolire il reddito di cittadinanza, sembrava intoccabile». Lo ha dichiarato Maria Elena Boschi, deputata di Italia Viva, nel corso della trasmissione Omnibus in onda su La7. La parlamentare ha replicato così quando gli è stato chiesto quale potesse essere il senso di lanciare una consultazione referendaria relativa al reddito di cittadinanza.

A corredo del video del suo intervento, pubblicato sulla sua pagina Facebook, ha chiarito come «grazie ad Italia Viva se ne sta parlando». Il riferimento verosimile è al fatto che, a livello politico e secondo la ricostruzione fornita dalla deputata, si stia pensando concretamente a modifiche della misura grazie proprio al partito guidato da Matteo Renzi.

Reddito di cittadinanza e le posizioni sulle possibilità di modifica

La misura ha una grande valenza per il Movimento 5 Stelle. Questo, però, potrebbe non significare che ci sia una posizione integralista. «Di Maio, per esempio, ha detto - ha dichiarato Maria Elena Boschi - che si può modificare. Direi che dentro al Movimento 5 Stelle non c’è più una linea unica, ci sono tante linee diverse».

«Lo stesso governo ha detto - ha proseguito - che è al lavoro per modificare il reddito di cittadinanza. È inevitabile che si cambi. Aver proposto il referendum ha già portato quest’effetto positivo: che si cambierà».

Reddito di cittadinanza, Maria Elena Boschi: «Dobbiamo intensificare i controlli»

Il cambiamento delineato in prospettiva da Maria Elena Boschi potrebbe anche prefigurare un futuro in cui si continuerà ad avere una misura con lo stesso nome. «Se - ha affermato - avranno bisogno di continuare a chiamarlo reddito di cittadinanza per dare a Conte una bandierina a noi non importa, l’importante è la sostanza che cambi».

Rispetto alla linee guida chiamate a indicare la direzione della modifica del reddito di cittadinanza, Maria Elena Boschi ha indicato alcuni punti chiave. «Dobbiamo - ha proseguito - intensificare i controlli, perché non è ammissibile che persone che non hanno diritto al reddito di cittadinanza lo percepiscano. Sono milioni di euro dei cittadini italiani pagati con le tasse di tutti noi che vanno in mano a persone che poi si scopre vivere nelle isole tropicali, avere la Ferrari o addirittura essere persone legate alla criminalità organizzata, spacciatori o peggio».

Reddito di cittadinanza, tra il ruolo di ammortizzatore sociale e necessità di riformare i centri per l’impiego

L’altro fronte è quello relativo al reddito di cittadinanza come ammortizzatore sociale. «Dobbiamo - ha spiegato - avere uno strumento che garantisce le persone che non possono lavorare. Ci sono delle sacche di povertà che purtroppo vanno sostenute, aiutate, tutelate per uscire dalla povertà ed è difficile che possano tornare nel mondo del lavoro».

«Noi - ha ricordato - avevamo fatto il reddito di inclusone con due miliardi e ottocento milioni con il governo Renzi». E poi si passa forse all’obiettivo più ambizioso di una misura che si inserisca nel solco del reddito di cittadinanza: le politiche attive sul lavoro.

In particolare Maria Elena Boschi ha parlato del fatto che sia un’altra cosa avere «una misura che aiuti le persone a lavorare, a rientrare nel mondo del lavoro. È quella la vera cosa che non funziona nel reddito di cittadinanza».

«Dobbiamo - ha dichiarato - riformare i centri per l’impiego, dobbiamo avere politiche attive del lavoro diverse. Cosa che abbiamo proposto con il Jobs Act, con la nostra riforma del mercato del lavoro. Poi purtroppo è finita la legislatura e i governi successivi hanno fatto scelte diverse e quella parte è rimasta non sviluppata».

«Noi - ha aggiunto - avevamo fatto una proposta diversa. Se vuoi creare occupazione - ha evidenziato - devi aiutare le aziende ad assumere e le aiuti se fai pagare meno tasse, meno contributi a chi ti assume. E ovviamente poi anche misure per avere meno tasse sul lavoratore e quindi uno stipendio più alto per il lavoratore».