Recovery Fund: adesso pure Di Maio si dice preoccupato

Recovery Fund: adesso pure Di Maio si dice preoccupato

Il Ministro degli Esteri ha affrontato a tutto tondo le situazione attuale italiana, con il governo al lavoro su più fronti

Sono giorni caldi quelli del governo Conte in questo fine 2020. L’Esecutivo è impegnato su più fronti, con i nuovi Dpcm sulle misure di contenimento da emanare, con una legge di Bilancio da definire e con la grave crisi economica che è strettamente collegata all’emergenza epidemiologica.

E non sono giorni tranquilli per il governo neppure sulla stabilità dell’esecutivo, con qualche fibrillazione evidente tra i vari partiti che compongono la maggioranza. Situazione a 360 gradi su cui anche il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio si è detto preoccupato. Parole che sicuramente devono fare riflettere quelle che Di Maio ha utilizzato in una intervista sul Corriere della Sera.

Recovery Fund e Paesi contrari

È ancora tutto ipotetico ma c’è aria di rimpasto nel governo Conte. E uno dei massimi rappresentanti dell’esecutivo, cioè l’attuale Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, potrebbe essere toccato da vicino da questo rimpasto. Infatti da voci di corridoio, sembra che per Di Maio si parli di un ritorno al ruolo di Vice Presidente del Consiglio. Un ruolo da Vice Premier che Di Maio ha già svolto in coabitazione con l’ex Ministro dell’Interno, Matteo Salvini ai tempi del primo governo Conte, quello giallo verde.

Sul rimpasto Di Maio ha glissato, come se la cosa non lo sfiorasse. “Siamo in una crisi economica e sanitaria, sono altre le cose che mi preoccupano se devo essere sincero”, questo ciò che ha detto Di Maio incalzato sulle presunte voci di rimpasto dell’esecutivo.

Piuttosto, sono altre le cose che preoccupano Luigi Di Maio. Per esempio il Recovery Plan, quei fondi europei su cui il governo continua a contare e che dovrebbero arrivare nel 2021. Tra l’altro alcune indiscrezioni sottolineano come anche nella legge di Bilancio alcuni fondi per determinate misure, richiamano proprio a quello che l’Europa dovrebbe mandare al governo nostrano.

“Mi preoccupa il veto di alcuni Paesi Ue sul Recovery, mi preoccupano i contagi, mi preoccupano le imprese che chiedono, giustamente, risposte, mi preoccupa l’incertezza delle famiglie, i consumi, lo sfrenato bisogno di visibilità di qualcuno che improvvisa una proposta di patrimoniale in questo momento. Le pare normale? Praticamente vogliono tassare il ceto medio”, questo ciò che secondo Di Maio deve preoccupare, non il rimpasto di governo

La situazione economica e l’idea patrimoniale

Non poteva mancare la domanda sulla patrimoniale, idea che è fuoriuscita da un emendamento di Italia Viva e del Pd (alcuni esponenti dei due partiti, tra cui il primo firmatario Nicola Fratoianni).

“Non si può tassare in questo momento chi crea posti di lavoro, ma non solo, con questo approccio si finirebbe per colpire soprattutto il ceto medio-basso. Guardi che la patrimoniale, quanto a prelievo, non è diversa dall’imposta sul reddito. Gran parte della ricchezza degli italiani è investita in immobili e altre attività finanziarie e una tassa sui risparmi produrrebbe un crollo del valore delle case.

Il M5S non sosterrà mai una simile iniziativa”, così Di Maio ha confermato la sua posizione e quella del suo partito, assolutamente contrari alla proposta di patrimoniale. E questo è uno dei nodi principali che dimostrano la fibrillazione all’interno del governo.