Ragazza uccisa ad Aci Trezza, il padre sul passato: «Gps sotto la macchina di mia figlia»

In un’intervista al Corriere della Sera del padre della vittima emergono ulteriori fatti dal recente passato

Vanessa Zappalà rappresenta uno di quei nomi e cognomi che, a lungo, resteranno nella memoria collettiva. La ragazza uccisa ad Aci Trezza, mentre trascorreva la domenica sera con gli amici, dal fidanzato (poi trovato morto impiccato) è una sorta di ennesimo simbolo di una storia di troppe donne che hanno conosciuto la morte per mano di uomini che erano vicini o che non accettavano la conclusione di un rapporto.

Ragazza uccisa ad Aci Trezza, l’intervista del padre al Corriere

Da qualunque punto la si guardi la vicenda resta una tragedia attorno a cui possono maturare riflessioni. Come, ad esempio, quelle che nascono dalle dichiarazioni del padre della ragazza rese in un’intervista pubblicate dal Corriere della Sera del 24 agosto 2021.

Il padre della ragazza ha raccontato come, dopo la rottura di dicembre, Vanessa avesse paura di incontrarlo, fino al momento in cui è maturata la decisione di denunciarlo dopo un fatto preciso. «Abbiamo scoperto - si legge sul Corriere della Sera - che con un duplicato delle chiavi la sera si intrufolava nel sottotetto di casa mia, una sorta di ripostiglio, e dalla canna del camino ascoltava le nostre chiacchiere».

Una volontà di controllo che sarebbe anche andata oltre come racconta il padre della ragazza, attraverso strumenti che consentivano di monitorare gli spostamenti della vittima, «Con una diavoleria elettronica. Con dei Gps, delle scatolette nere - ha spiegato al Corriere - piazzate sotto la macchina di Vanessa e sotto la mia. Come hanno scoperto i carabinieri quando finalmente, chiamati da mia figlia, lo hanno arrestato».

Ragazza uccisa ad Aci Trezza, un fatto che genera riflessioni

Il genitore di Vanessa ha parlato di Carabinieri disponibilissimi e prontissimi ad aiutarli «giorno e notte», ma anche del fatto che tutti si potesse fare di più anche «protestando per leggi balorde di questo Paese».

Punto quest’ultimo chiarito poi attraverso la spiegazione che i provvedimenti possibili per le circostanze emerse si sono rivelati troppo blandi nelle idee del papà di Vanessa, come ad esempio l’obbligo di mantenere le distanze.

«Davvero - si è chiesto il padre di Vanessa - che da 200 metri non si possa fare male?. Oppure un pazzo che come questo non possa armarsi e sparare da tre metri?». «Se lo consideravano malato - ha detto ancora - dovevano rinchiuderlo in una comunità e curarlo. Non lasciarlo praticamente libero di fare tutto».

Parole in cui il dolore di chi ha perso una figlia si mischiano all’emergere della necessità di un ragionamento su quanto accaduto. Resta il dolore di un’assoluta tragedia ed il dolore di tante persone che faticheranno a metabolizzare quanto accaduto in una sera d’agosto per le strade di Aci Trezza, dove una ragazza è stata uccisa dall’ex mentre passeggiava con i suoi amici.