Quirinale: chi è Sergio Mattarella, il candidato a Presidente della Repubblica del Partito Democratico

Sarà Sergio Mattarella il candidato del Partito Democratico nelle votazioni che dovranno decidere chi salirà al Quirinale e diventerà il nuovo Presidente della Repubblica.

Iniziato da pochi minuti lo scrutinio delle schede utilizzate nella quarta votazione per le elezioni del prossimo inquilino del Quirinale. I 1009 grandi elettori sono riuniti già dallo scorso giovedì, la giornata in cui si è tenuta la prima votazione. Nella giornata di ieri si sono tenute, invece, la seconda e la terza votazione per l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. Nelle prime tre tornate non è stata raggiunta la maggioranza qualifica dei due terzi dei votanti.

Dopo le consultazioni avvenute nei giorni scorsi dove oltre alle trattative con Forza Italia su Giuliano Amato, era emerso anche il nome di Bersani, nella mattinata di Giovedì l’Assemblea dei grandi elettori del Partito Democratico ha indicato all’unanimità Sergio Mattarella come il candidato dem al Quirinale. Si tratta di una scelta che mette in secondo piano il Patto del Nazareno e che privilegia l’unità del Partito, come ha ben fatto capire anche Renzi, affermando che

"Ora tocca a noi. Oggi è l’occasione per cancellare lo smacco del 2013"

Sulla stessa linea anche Pier Luigi Bersani che ha affermato:

"è una scelta che tiene unito il partito (...) se tutti sono responsabili ce la facciamo comunque. Quanto a Berlusconi, abbiamo già abbastanza problemi noi, farà quello che vorrà"

Scopriamo allora chi è Sergio Mattarella, il giudice costituzionale che ha le maggiori chance di succedere a Giorgio Napolitano nel ruolo di Presidente della Repubblica.

Sergio Mattarella nasce a Palermo, il 23 luglio 1941 ed è figlio d’arte, dal momento che il padre, Bernardo, è stato uno tra i fondatori della Democrazia Cristiana in Sicilia ed è stato più volte ministro negli anni Cinquanta e Sessanta.

Anche il fratello Piersanti fu impegnato attivamente in politica, sempre con la DC, divenendo nel 1978, presidente della regione Sicilia e impegnandosi nella lotta alla mafia alla corruzione. Fu per questo che il 6 Gennaio 1980 fu ucciso in un agguato mafioso che scosse l’intero Paese.

Sergio Mattarella, laureato in Giurisprudenza a Palermo, si avvicina alla politica nella giovinezza, seguendo le orme del padre e del fratello e militando nella corrente della DC che aveva il suo punto di riferimento in Aldo Moro.

Nel 1983 viene eletto deputato nella DC e negli anni successivi ricopre l’incarico di Ministro dei Rapporti col Parlamento (Governi Goria e De Mita) e della Ministro della Pubblica Istruzione (Governo Andreotti), incarico questo dal quale si dimise per manifestare il proprio dissenso contro la fiducia, posta dal Governo, sulla Legge Mammì sul sistema radiotelevisivo. A margine di questa scelta Mattarella affermò che

"Riteniamo che porre la fiducia per violare una direttiva comunitaria sia, in linea di principio, inammissibile"

E’ il primo segnale di dissenso netto nei confronti di Silvio Berlusconi, il beneficiario della stessa Legge Mammì con la quale veniva di fatto legittimato il monopolio delle televisioni private da parte di Mediaset.

Nei primi anni Novanta Sergio Mattarella dirige il quotidiano democristiano «Il Popolo» e nel 1993 dà vita a quel disegno di legge costituzionale che rifomerà la legge elettorale, dando vita a quel sistema di voto che prevedeva la commistione di collegi uninominali scelti con voto maggioritario e di quote proporzionali che, in seguito, Giovanni Sartori battezzò "Mattarellum". Questo sistema elettorale è stato utilizzato fino al 2013, anno in cui è entrato in vigore l’attuale sistema elettorale (Porcellum).

Tra i pochi democristiani usciti indenni da Tangentopoli, Mattarella è, in seguito, tra i promotori del Partito Popolare Italiano, per poi aderire nel 1995 al progetto ulivista di Romano Prodi.

Nella seconda Repubblica Mattarella ricoprirà gli incarichi di vicepresidente del Consiglio (Governo D’Alema I) e di Ministro della Difesa (D’Alema II e Amato II). In questo secondo incarico, riesce nella difficilissima impresa dell’abolizione della leva obbligatoria, una riforma, questa, per cui ancora oggi gli sono grati milioni di giovani italiani.

Dopo essere rimasto in Parlamento fino al 2001 come deputato della Margherita e, poi, dell’Ulivo, lascia Montecitorio nel 2008. Dopo tre anni viene eletto dal Parlamento giudice della Corte Costituzionale nel 2011.

Cattolico, silenzioso, prudente, pacato, equilibrato, è ritenuto da amici e avversari un uomo di grande rettitudine morale e un politico di grande finezza che ha dimostrato nel corso degli anni di saper padroneggiare la difficile arte del compromesso.