Quarta dose vaccino Covid: parte lo studio in Israele, il punto

Lo Sheba Medical Centre ha avviato lo studio

Ci sarà una quarta dose del vaccino contro il Covid? C’è già l’interrogativo, mentre è ormai chiaro quanto sarà fondamentale procedere con le somministrazioni della terza per fronteggiare al meglio l’avanzata della variante Omicron.

Quarta dose, al via lo studio di Israele

È ancora presto per sapere con certezza se, tra qualche mese, servirà un ulteriore richiamo e dunque la quarta dose. Si guarda, però, con attenzione a ciò che accade in Israele, paese dove si sono spesso anticipati i tempi nelle strategie contro la pandemia.

A partire dal 27 dicembre lo Sheba Medical Center e Tel Aviv è iniziato uno studio sull’efficacia della quarta dose del vaccino contro il Covid. L’obiettivo è, ovviamente, valutare la dinamica della risposta anticorpale, valutare la capacità di protezione dal contagio ed il controllo della sicurezza.

Lo studio coinvolgerà 6000 persone, tra cui 150 operatori sanitari. Il test servirà a capire se una nuova inoculazione potrebbe aiutare a prevenire una quinta ondata.

Quarta dose, il punto di vista dell’immunologo Abrignani

Sull’eventualità di una quarta dose si è espresso anche il professor Sergio Abrignani, immunologo dell’Università di Milano e membro del Comitato Tecnico Scientifico. Ne ha parlato in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera del 27 dicembre.

L’ipotesi, dopo tutte le opportune valutazioni scientifiche, è che Israele possa arrivare a raccomandare un nuovo richiamo, quattro mesi dopo un primo booster, per over 60, immunodepressi ed operatori sanitari.

Abrignani ha dichiarato di non conoscere i loro dati ed ha espresso il suo punto di vista scientifico. «La terza dose - ha spiegato - fa parte del classico schema vaccinale usato da decenni, mentre ad una quarta si dovrebbe ricorrere quando si dovesse osservare che 4-5 mesi dopo il richiamo i vaccinati si reinfettano».

La prospettiva sarebbe, dunque, subordinata ad eventuali precise evidenze. «Ciò - ha chiarito l’immunologo - può avvenire per un calo della memoria immunologica e sarei sorpreso se si verificasse così presto. Oppure la variante sfugge al ’vecchio’ vaccino e quindi dovremmo usarne uno aggiornato».

Resta la questione dei non vaccinati

In attesa che la partita contro il virus arrivi al punto in cui si dovranno sciogliere eventuali dubbi su una quarta dose, ci sono però dati oggettivi. A partire dal fatto che, rispetto ad un anno fa, il vaccino ha considerevolmente ridotto il tasso delle ospedalizzazioni ed i morti tra chi è immunizzato.

«Se fossimo tutti vaccinati - ha spiegato Abrignani - i letti intensivi occupati sarebbero il 20-25% degli attuali, quindi tutta l’Italia sarebbe bianca. Sui 3 milioni circa di over 50 non vaccinati, 1,4 milioni sono over 60, l’8% circa della popolazione totale di questa età. Una minoranza che però riempie le rianimazioni e condiziona la vita del 92% che adempie al dovere». Numeri che spiegano perché adesso è importante procedere, intanto, sulla strada della terza dose.