Quanto dura la protezione del vaccino Covid?

In un’intervista a Repubblica ha affrontato il tema il professor Alberto Mantovani, immunologo e direttore scientifico dell’Humanitas di Milano.

Sono diversi i brand delle case farmaceutiche con cui gli italiani hanno imparato a familiarizzare, poiché rappresentano le aziende che, di fatto, producono ognuno il vaccino contro il Covid.

Sono i preparati che stanno dando possibilità alla campagna vaccinale di progredire nella popolazione e offrire uno squarcio di luce in un fondo ad un tunnel che dura ormai da oltre un anno.

Non è un caso che si inizi a parlare di riaperture sulla base della possibilità che, nelle prossime settimane, si riescano a mettere in sicurezza le persone più fragili.

Vaccinare chi tende a sviluppare le forme gravi della malattia permette di evitare il sovraccarico sui sistemi sanitari e soprattutto evitare le morti. L’obiettivo resta, ovviamente, abbassare il più possibile il rischio, immunizzando quante più persone possibili nell’arco dei prossimi mesi.

Immunità da vaccino Covid e le conoscenze sulla durata

Al di là, però, di quelli che potranno essere gli obiettivi nel breve termine, viene automatico porsi dei dubbi sugli scenari a distanza più ampia. Uno tra questi è: quanto dura la protezione di chi viene vaccinato?

Chiamato a rispondere a questa domanda è stato il professor Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Humanitas di Milano, e lo ha fatto in un’intervista rilasciata a Repubblica (edizione del 10 aprile).

«Non lo sappiamo - ha evidenziato - con certezza. Uno studio danese su 4 milioni di persone che hanno avuto il Covid dice che la copertura è dell’80%. Ma tra chi ha più di 65 anni scende al 47%. I dati di risposta immunitaria indotta dal vaccino, invece arrivano più o meno a 8 mesi e speriamo che questo ci dia una protezione almeno per 1-2 anni».

Vaccino Covid: andrà rifatto?

L’altra potenziale criticità è rappresentata dalle varianti. Il coronavirus ha già fatto parlare di sé per le sue mutazioni. Il rischio è che emergano varianti che, in qualche modo, possano dare fastidio ai vaccini fino rendere necessaria una nuova vaccinazione tarata su un’eventuale nuova struttura del virus.

«Abbiamo - ha spiegato Mantovani - un problema di varianti. È possibile che dovremo rivaccinarci contro di loro. Anche per anni, come avviene con l’influenza. Penso, come immunologo, che il vaccino contro il vecchio virus sarà un buon esercizio per il nostro sistema immunitario per rispondere molto bene al richiamo che dovremo fare.»

Dall’analisi della situazione di Mantovani emerge quanto significativamente importante potrebbe essere recuperare la capacità produttiva in Italia.

«La stima - ha evidenziato l’immunologo - è che entro la fine dell’anno saranno prodotte nel mondo tra 8 e 11 miliardi di dosi. Così i problemi dovrebbero essere risolti. Comunque il nostro Paese aveva una grande tradizione, esportava più vaccini di quanti ne importava. Credo sia strategica la valorizzazione della nostra capacità di innovare e fabbricare in questo settore. Dobbiamo recuperare questa grande tradizione e tornare a produrre per avere i vaccini per le varianti».