Quali regioni sono a rischio zona gialla?

Quali regioni sono a rischio zona gialla?

I casi aumentano, ma in molti casi, le ospedalizzazioni restano sotto controllo grazie al vaccino. Alcuni territori, però, potrebbero superare le soglie dei parametri

A metà novembre non mancano le regioni che sono a rischio zona gialla. Un anno fa, però, la situazione era molto peggiore e i vaccini hanno contribuito a rendere soprattutto la pressione sugli ospedali assai meno significativa. Ci sono, però, dei parametri che possono portare ad un innalzamento delle restrizioni.

Come si va in zona gialla, i parametri

In questa fase l’Italia è tutta bianca. Non ci sono limitazioni, se non quelle legate ai comportamenti individuali come, ad esempio: l’obbligo di usare la mascherina al chiuso, il divieto di assembramento ed il Green Pass da utilizzare in svariate circostanze.

Il virus, però, vede crescere il numero di contagiati, la sua diffusione e la possibilità che i parametri che possono traghettare alcune realtà dal bianco al giallo andando a raggiungere le soglie critiche c’è. Questo significherebbe passare ad una gamma di restrizioni, seppur non stringenti come quelle che contraddistinguono le eventuali zone arancioni o rosse.

Chi passa in zona gialla è perché ha passato certi limiti:

  • 50 casi settimanali di Covid per 100.000 abitanti
  • 15% di posti occupati dedicati ai pazienti Covid nei reparti degli ospedali
  • 10% di terapie intensive occupate

L’azione del vaccino trova riscontro effettivo nel fatto che, in molti casi, seppur la prima soglia venga superata, si resti sotto nelle altre due. Il succo del discorso è che ci si contagia, ma non si finisce in ospedale o in terapia intensiva anche e soprattutto per l’azione protettiva della vaccinazione.

Quest’ultima, anche a sei mesi dal completamento del primo ciclo, continua ad assicurare una protezione importante contro lo sviluppo della malattia grave da Covid. Le terze dosi contribuiranno, eventualmente, a ripristinare la completa protezione, ma questo è un discorso ormai noto.

Zona gialla: cosa cambia?

La stretta attualità dice che alcune regioni potrebbero tornare in zona gialla. Questo si tradurrebbe, ad esempio, nel ritorno all’obbligo di mascherina all’aperto, ma anche al limite di quattro persone a tavola nei luoghi di ristorazione. I livelli di restrizione sono, ovviamente, progressivi e il giallo è una sorta di ultimo passo prima dell’arancione, dove si registrerebbe le chiusure che tutti vogliono evitare.

Quali regioni rischiano la zona gialla?

La regione che rischia di più pare essere il Friuli Venezia Giulia per il quale, quantomeno a livello mediatico, si ipotizza che il passaggio possa avvenire anche a partire da lunedì 22 novembre. Gli ultimi aggiornamenti emersi parlano del fatto che l’incidenza è pari a 233, le terapie intensive all’11% e i reparti ordinari al 13%. Si tratta di dati che vanno subordinati ad un conteggio ed una revisione ufficiale.

Si arriva, invece, a 300 in Alto Agide per incidenza. I pazienti in area medica sono al 13% e in terapia intensiva all’8%. Si osservano, probabilmente più per possibili evoluzioni nel lungo periodo, le evoluzioni del Veneto (115 casi ogni 100.000 abitanti, 6% terapia intensiva e 4% nei reparti) che ha un’evoluzione che viene tenuta d’occhio. Oltre a Friuli Venezia Giulia, Veneto e provincia di Bolzano sotto la lente d’ingrandimento finiscono anche Liguria e Valle d’Aosta per le evoluzioni dei contagi

Ovviamente l’auspicio è che i trend, qualora fossero negativi, possano essere invertiti, sebbene la zona gialla pur rappresentando un passo indietro non preveda regole dure come i livelli superiori arancione o rosso.