Proprietari di cani: la guida in 4 punti della Cassazione

In seguito ad un caso accaduto a Firenze, la sentenza n. 7082/2015 della Cassazione ha stabilito una serie di regole per i proprietari di cani. Ecco la guida in 4 punti.

Avere un animale da compagnia, soprattutto un cane, notoriamente definito il migliore amico dell’uomo, è sicuramente un’esperienza che arricchisce il proprietario, il quale, però, deve ricordarsi di rispettare i diritti altrui.

Avere una cane è una scelta, individuale, non della collettività, ecco perché in una recente sentenza della Cassazione, sentenza n. 7082/2015, vengono stabilite una serie di regole per garantire una pacifica armonia tra tutti.

La sentenza in questione riguarda un caso accaduto a Firenze in cui il proprietario di un cane è stato denunciato dal proprietario di un immobile di interesse storico-architettonico imbrattato, secondo il proprietario, dall’urina del cane.

Chi ha ragione? Secondo il giudice di pace il proprietario del palazzo, mentre il Tribunale di Firenze ha appoggiato l’appello del padrone del cane, che aveva versato l’acqua per pulire la macchia provocata dal suo cane.

La Cassazione ha infine accolto la posizione del Tribunale, stabilendo che:

“il reato contestato all’imputato (articolo 639 comma 2 Codice penale) è un delitto, per la cui configurabilità è richiesta la sussistenza del dolo anche generico. Nella fattispecie in esame non è risultata provata la sussistenza del dolo”.

In generale i proprietari di cani che portano a passeggio i propri animali devono

"ridurre il più possibile il rischio che questi possano lordare i beni di proprietà di terzi quali i muri di affaccio degli stabili o i mezzi di locomozione ivi parcheggiati".

Considerata

“la possibilità che un cane condotto sulla pubblica via possa imbrattare beni di proprietà di terzi è frutto di un rischio certamente prevedibile ma non altrimenti evitabile, non essendo ipotizzabile che l’animale sia costretto a espletare i propri bisogni fisiologici all’interno di luoghi di privata dimora privi di pertinenze esterne”.

la Cassazione ha stabilito un vademecum, una guida in 4 punti per il proprietario di un cane, al fine di non essere accusato di «sciatteria o imperizia nella conduzione dell’animale» o di situazioni riconducibili «a colpa ma non certo al dolo»:

  • deve vigilare attentamente sui comportamenti del cane;
  • deve limitarne libertà di movimento in modo che non sia totale (se del caso tenendolo con un guinzaglio);
  • deve intervenire prontamente con atteggiamenti tali da farlo desistere dall’azione;
  • nell’impossibilità di vietare al cane di fare pipì, è opportuno portarsi dietro una bottiglietta d’acqua per ripulire.