Autore: B.A

Prezzi supermercati in aumento, l’Antitrust apre inchiesta, ecco i negozi sotto indagine

Nell’emergenza coronavirus i prezzi dei beni di prima necessità sono aumentati? il sospetto esiste, e l’Antitrust apre una indagine

In oltre due mesi di quarantena, le uniche cose che gli italiani hanno potuto comprare, sono stati i beni di prima necessità. Infatti, fin dall’inizio di marzo, sono rimasti chiusi tutti i negozi e le attività commerciali, ad esclusione dei negozi che trattavano generi alimentari o altri prodotti di prima necessità. Nessuno dimentica i primi giorni di lockdown, con i negozi di generi alimentari presi d’assalto dalle persone, per paura di rimanere senza roba da mangiare o per paura di una chiusura anche di quei pochi negozi aperti.

Segnalazioni di cittadini alle associazioni dei consumatori, proteste sui social e lamentele dei clienti sono stati una costante in questi tempi di restrizioni. Tutti a sottolineare come molti prodotti di prima necessità, durante questi mesi, siano stati aumentati di prezzo. In pratica, qualcuno ha provato a lucrare guadagno sulla gente che andava a fare la spesa, magari in misura più abbondante del solito per via delle paure di cui parlavamo prima.

Per questo adesso, le autorità competenti in materia di prezzi e concorrenza commerciale, vuole approfondire queste denunce. L’Antitrust infatti ha aperto una inchiesta per verificare se davvero ci sia stato un rialzo dei prezzi in questa fase emergenziale. E molti negozi sono finiti sotto la lente di ingrandimento dell’Antitrust, negozi e catene che milioni di italiani sono abituati a frequentare in molte città.

Le analisi sui prezzi dimostrano che qualcuno ha voluto lucrare sull’emergenza

Nessuna accusa è stata già formalizzata contro nessuno, perché ad oggi esiste solo il sospetto che qualcuno abbia fatto il furbo. Resta il pensiero che ci si trovi di fronte ad un sospetto più che fondato, soprattutto alla luce di alcuni analisti che hanno confrontato i prezzi prima e dopo il divampare della pandemia. Ed è così che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato avvia una indagine per mettere in luce eventuali azioni fraudolente, per scoprire se ci sia stato un aumento sospetto dei prezzi, non giustificato dal reale andamento della domanda e dell’offerta.

E sono diverse le catene di supermercati e gruppi attivi nel settore della Grande Distribuzione Organizzata, che sono finiti sotto la lente di ingrandimento dell’Autorità. Nomi noti per milioni di italiani, perché si tratta di marchi della Grande Distribuzione, presenti in tutte le città italiane o quasi. Una indagine complicata da portare avanti, perché bisogna verificare se gli aumenti dei prezzi ai consumatori finali, siano giustificati da un aumento dei prezzi che questi negozi hanno avuto dai fornitori e produttori da cui si approvvigionano.

Sospetto sfruttamento dell’emergenza sanitaria, questo ciò che adesso l’Antitrust è chiamata a scoprire. L’Antitrust adesso deve recuperare tutti gli elementi utili, a partire dai dati sull’andamento dei prezzi di vendita al dettaglio e dei prezzi di acquisto all’ingrosso di generi alimentari di prima necessità, ma anche di detergenti, mascherine, guati e disinfettanti, cioè i prodotti più utilizzati in questi mesi.

Quali marchi sotto indagine

Ripetiamo, nessuna colpevolezza è stata già evidenziata dall’Antitrust, perché l’inchiesta è ancora agli albori. In una nota l’Antitrust ha sottolineato come l’indagine ha lo scopo di “individuare eventuali fenomeni di sfruttamento dell’emergenza sanitaria per aumentare i prezzi”. Per il momento l’inchiesta è nella fase iniziale, così come eventuali aumenti spropositati dei prezzi, sono solo ipotesi.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del mercato, ha chiesto informazioni su un considerevole numero di punti vendita, per lo più collocati nelle aree del Centro-Sud della penisola. Sono circa 3.800 punti vendita quelli su cui l’Antitrust ha messo gli occhi. Il fatto che riguardi il Mezzogiorno e le Regioni del Centro Italia la dice lunga sui sospetti, perché in effetti si tratta di zone non colpite in maniera pesante dal Covid-19, con l’approvvigionamento delle materie che è stato sempre regolare.

L’Autorità quindi, avvia l’inchiesta perché sospetta che dietro gli aumenti dei prezzi potrebbero nascondersi fenomeni speculativi. La richiesta di chiarimenti, che non è nessun stato di accusa contro nessuno, riguarda alcuni punti vendita delle seguenti catene:

  • Carrefour Italia SpA,
  • MD SpA,
  • Lidl SpA,
  • Eurospin SpA,
  • F.lli Arena srl,
  • Conad,
  • Coop,
  • Sisa,
  • Sigma,
  • Crai.