Prelievo forzoso conti correnti, gli italiani sono a rischio? Ecco cosa dice Nomisma

Prelievo forzoso sui conti correnti, vediamo insieme a che punto è il dibattito nel nostro Paese, e se gli italiani devono davvero cominciare a preoccuparsi.

Prelievo forzoso sui conti correnti o una più semplice, ma per alcuni comunque dolorosa, tassa patrimoniale? Quali sono le ipotesi più in voga al momento all’interno del sempre più infuocato dibattito politico nel nostro Paese?

L’ipotesi del prelievo forzoso sui conti correnti

Del celeberrimo prelievo forzoso ne abbiamo parlato ai tempi dell’ipotesi circolata grazie al Fiscal Monitor del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), nel quale, a pagina 59 si proponeva – per arginare il dilagante debito pubblico nelle nazioni dell’eurozona:

un taglio della ricchezza netta delle famiglie di circa il 10 per cento.

Successivamente proprio il Fondo Monetario Internazionale ha smentito con forza di essere il futuro artefice di un possibile prelievo forzoso sui conti correnti, anche perché sprovvisto dell’autorità necessaria per imporre una misura del genere agli Stati nazionali. Una mera ipotesi tra tante, quindi, ma che in Italia ha scatenato più di un allarme.

Il prelievo forzoso e il Governo Amato

Non si tratta, infatti, di un’ansia immotivata: in tanti ricordano ancora l’amaro risveglio del 10 luglio 1992, quando gli italiani si ritrovarono improvvisamente un po’ più poveri: nel corso della notte precedente, infatti, il governo guidato dall’allora presidente del Consiglio Giuliano Amato mise mano ai conti correnti proprio con un prelievo forzoso del sei per mille sulle cifre depositate. Una misura ritenuta a quei tempi indispensabile per salvare la lira, che torna adesso in una versione molto più salata a minacciare i nostri risparmi.

Nomisma e il prelievo forzoso

La bagarre in questo periodo pre natalizio nasce da un documento diffuso da Nomisma, società di consulenza bolognese che opera nei settori economici, tra i cui fondatori spicca anche l’ex premier Romano Prodi, e che ricalca in buona parte il contenuto del già citato Fiscal Monitor targato Fmi. Con una ricchezza delle famiglie italiane stimata in addirittura 2 mila e 4 cento miliardi di euro (posseduto al 47,5 per cento dal 10 per cento delle famiglie più ricche), infatti, applicando il celeberrimo prelievo forzoso solo su quella fascia particolarmente privilegiata, si verrebbe a creare un super gettito extra di ben 113 miliardi di euro, tutti a favore delle nostre esangui casse pubbliche. Una misura a dir poco radicale, ma che consentirebbe in concreto allo Stato di destinare maggiori risorse alle fasce più deboli della popolazione, stimolando così la domanda interna di prodotti e servizi, tale da creare un circuito virtuoso all’insegna della crescita economica. Si stima, infatti, secondo Nomisma, un possibile incremento del nostro Pil di circa il 4,5 per cento in cinque anni.

Numeri straordinari, quindi, ma legati a un’ipotesi che ci appare ancora molto lontana dal giungere a una concreta applicazione, anche se è comunque significativo che ci sia un dibattito sul tema. Nessuna novità, inoltre, sull’inaugurazione di una possibile tassa patrimoniale in Italia. Tuttavia, i pareri complessivamente favorevoli dei 3 candidati alla segreteria del Partito democratico (compreso l’attuale segretario Matteo Renzi) lasciano più di uno spiraglio aperto.