Autore: Redazione

Giuliano Poletti - Garanzia Giovani - Laurea - Lavoro

27
Nov 2015

Poletti: “Laurearsi a 28 anni non serve a un fico”

Job&Orienta a Verona, il ministro del lavoro Giuliano Poletti critica i laureati tardivi e difende “Garanzia Giovani”.

E’ stato diretto l’intervento del ministro del lavoro Giuliano Poletti a Verona durante il primo giorno del JOB&Orienta, la 25° mostra convegno nazionale dell’orientamento, scuola, formazione, lavoro. L’evento viene riproposto ogni anno con l’intento di aiutare i giovani ad orientarsi nei percorsi professionali e nel mondo del lavoro.

Poletti, chiamato per la convention di apertura ha affermato:

"Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21. Così un giovane dimostra che in tre anni ha bruciato tutto e voleva arrivare".

Secondo il ministro la concorrenza con i giovani italiani e stranieri sarebbe a svantaggio di chi intraprende o conclude un percorso di laurea in età più matura e consiglia agli studenti di non cercare il voto alto ma di raggiungere il traguardo il più velocemente possibile.

Poletti difende Garanzia Giovani dalle critiche

Opinione condivisibile ma non sarà soltanto un strenua difesa del progetto “Garanzia Giovani”?

Poletti afferma: in arrivo nuovi investimenti

“Daremo continuità al Piano Garanzia Giovani, perché è un patrimonio a cui non solo non intendiamo rinunciare, ma nel quale abbiamo tutta l’intenzione di investire”.

Sono più di 850.000 i giovani che hanno aderito ma quanti sono quelli che hanno accettato turni di lavoro improponibili per una miseria, che non hanno ad oggi ricevuto pagamenti o che non riescono ancora a districarsi tra documentazione e disinformazione?

La consapevolezza che il piano contro la disoccupazione giovanile sia un grande flop non basta ad affievolirne la propaganda. Così come non turba i politici italiani il fatto che in altri stati una carriera possa tranquillamente cominciare oltre i 30 anni, o che il diritto inalienabile che ha ogni uomo di lavorare non debba essere alterato dall’età ma dalla voglia e soprattutto dalle capacità.

“Il successo nel lavoro necessita di una mentalità diversa”

Poletti ha aggiunto:

“La storia secondo cui per 20 anni si studia, per 30 anni si lavora e poi si va in pensione è una storia finita”

e conclude:

“Il lavoro non si fa in un posto: il lavoro è un’attività umana, si fa in mille posti”.

In leggera contraddizione con il discorso precedente, non è più l’età ma la mentalità a privare i giovani di un lavoro, il ministro sembra dimenticare che il lavoro non è un gioco di strategia ma una necessità.

Perché addossare una colpa a chi viene svantaggiato dallo stato stesso, quando invece si dovrebbe auto coscientemente accettare il fallimento di una politica che negli ultimi 10 anni non ha fatto altro che logorare il mercato del lavoro?