Pensioni: perché spesso 52 settimane di lavoro non valgono un anno di contributi versati

Pensioni: perché spesso 52 settimane di lavoro non valgono un anno di contributi versati

Per essere valido ai fini pensionistici, un anno di contributi spesso non coincide con 52 settimane di lavoro

Il primo passo che deve fare un lavoratore che cerca di andare in pensione è il recuperare il proprio estratto conto dei contributi versati. Lo si trova sul sito dell’Inps nell’area riservata di ciascun lavoratore che ha il pin dispositivo, lo Spid, la Cns o la Cie.

Senza le credenziali, delegando un Patronato si può recuperare l’estratto conto, che può essere richiesto anche direttamente agli sportelli Inps dislocati sul territorio.

Dall’estratto conto si può verificare la situazione contributiva utile per accedere alla pensione. L’estratto conto non ha valenza certificativa, perché questa la ha solo il cosiddetto Eco Cert, ma è pur sempre strumento utile a verificare i contributi che si sono accumulati durante la carriera lavorativa del soggetto interessato.

Ed a prima vista sarà facile verificare l’esatto numero di settimane di contribuzione accreditata. Infatti nella stragrande maggioranza dei casi, i contributi previdenziali sono riportati nell’estratto conto in settimane, qualche volta in mesi e raramente in anni interi.

Settimane di contribuzione, la durata del lavoro non sempre è tutta utile alla pensione

Un anno intero equivale a 52 settimane, ma per quanto riguarda la contribuzione previdenziale non sempre 52 settimane equivalgono ad un anno pieno. In pratica, c’è discrepanza tra un anno pieno di lavoro ed un anno pieno di contributi adatti alla pensione.

I contributi non sono tutti uguali perché ci sono contributi che valgono meno come importo. In generale i contributi versati sono correlati allo stipendio percepito perché si aggirano introno al 30% della retribuzione. È evidente che uno stipendio basso equivale a contributi bassi.

E se contributi bassi incidono negativamente sull’importo delle pensioni, cioè sulla cosiddetta misura, incidono negativamente anche sul diritto alla pensione. Perché se di importo ridotto, non sempre 52 settimane di piena contribuzione valgono 52 settimane di contribuzione utile alla pensione.

Quale il limite per considerare 52 settimane di contribuzione come un anno utile

La legge italiana prevede delle regole e delle soglie specifiche per quanto concerne la validità della contribuzione sul diritto alla pensione. Ed è qui che molti lavoratori si trovano a non aver accumulato la giusta anzianità contributiva, pur avendo lavorato per esempio 20 anni come prevede la soglia della pensione di vecchiaia.

Per la pensione a 67 anni con 20 anni di contributi, servono effettivamente 1040 contributi settimanali. Bisogna rientrare in una determinata soglia reddituale, così da far valere 52 settimane di lavoro come 52 settimane di contribuzione buona per la pensione.

In linea di massima occorre che lo stipendio annuo utile ai fini previdenziali di un lavoratore non scenda al di sotto di 10.500 euro. In caso contrario il numero delle settimane che viene accreditato è proporzionalmente ridotto.

Non bisogna calcolare il valore dei contributi versati sulle settimane di lavoro indicate nell’estratto conto, ma sull’effettiva retribuzione annua percepita.