Pensioni e aspettativa di vita: ecco quanto aumenterà l’età nel biennio 2022 - 2023

Pensioni e aspettativa di vita: ecco quanto aumenterà l'età nel biennio 2022 - 2023

Sulle pensioni c’è in prospettiva un nuovo aumento dell’età pensionabile. Senza un intervento correttivo sulle regole del sistema, nel biennio 2022 - 2023 si rischia uno scalone di 5 anni e 3 mesi.

Sulle pensioni grava un nuovo adeguamento dell’aspettativa di vita, che potrebbe presentare il proprio conto a partire dal 1° gennaio 2022. Ma dal prossimo anno dovrebbe concretizzarsi anche il termine della quota 100, prevista in via sperimentale a partire dal 1° gennaio 2019 ed entro (e non oltre) il 31 dicembre 2021. Un mix che rischia di essere pagato dai lavoratori in età avanzata che non riusciranno a maturare in tempo i requisiti di accesso alla pensione anticipata.

Per capire cosa accadrà effettivamente bisognerà comprendere quale sarà la decisione del governo Draghi rispetto alla riforma previdenziale. Il quadro della situazione senza un intervento correttivo appare però già definito. A partire dall’inizio del 2023 è atteso un nuovo incremento dell’età pensionabile. La scadenza coincide infatti con l’adeguamento previsto dalla legge Fornero, la quale richiede di intervenire rispetto ai parametri su base biennale.

Pensioni: cosa succederà con il nuovo aumento dell’età pensionabile

Stante la situazione, senza un nuovo intervento correttivo l’età pensionabile è destinata a salire per diverse opzioni di uscita dal lavoro a partire dal 2023. Lo scenario prevede infatti la possibilità di un ulteriore incremento di 3 mesi nell’accesso all’Inps.

Questo significa, ad esempio, che l’età di accesso alla pensione di vecchiaia si concretizzerebbe a partire dai 67 anni e 3 mesi. In tale scenario il requisito contributivo, al contrario, resterà fermo a 20 anni. Viene invece confermata come pressoché invariata l’anzianità relativa alla pensione anticipata ordinaria, visto che il decreto numero 4 del 2019 ne ha stabilizzato i termini fino al 2026.

Resta però il fatto che nello scenario peggiore, ovvero quello nel quale la quota 100 non venisse riconfermata o sostituita da un’altra opzione di flessibilità equiparabile, i lavoratori che non matureranno almeno 62 anni di età e 38 anni di versamenti entro il prossimo 31 dicembre 2021 potrebbero trovarsi davanti ad uno scalone lungo fino a 5 anni e 3 mesi nel 2023. Perpetrando così l’ingiustizia presente all’interno del nostro sistema previdenziale per i prossimi anni.