Pensioni anticipate nel 2022: ecco le 42 categorie avvantaggiate, con qualche sorpresa

Pensioni anticipate nel 2022: ecco le 42 categorie avvantaggiate, con qualche sorpresa

Alle attuali 15 categorie di lavoro gravoso a cui viene concessa l’uscita anticipata, se ne potrebbero aggiungere altre 27. Vediamo quali

Ormai è chiaro, la riforma delle pensioni resterà un sogno e lo scalone di 5 anni per il post quota 100 resterà in azione. La pensione anticipata arriverà solo per determinate categorie di lavoratori.

Prende sempre maggiormente campo la via del pensionare in anticipo solo determinate categorie di lavoratori, mentre per chi non sarà tutelato, ecco che si torna in pieno alle regole Fornero.

Oggi sono 15 le attività lavorative considerate gravose a cui viene concessa l’uscita dai 63 anni con l’Anticipo Pensionistico Sociale o con 41 anni di contributi con la quota 41 precoci. Adesso si pensa ad estendere la platea dei beneficiari, con ulteriori 27 attività, come anticipa anche il Corriere della Sera.

La Commissione sui lavoro gravosi, l’Inps e la pensione anticipata

Chi non rientra nei lavori gravosi e per poco non ha preso la quota 100, dovrà attendere i 67 anni di età per la pensione di vecchiaia. In pratica, dai 62 anni della quota 100 ai 67 anni della vecchiaia, cioè scalone di 5 anni e ritorno in pieno alla legge Fornero. In barba a quanti sostenevano che la quota 100 non era servita a superare, anche se solo per qualcuno, la pesantissima riforma del governo Monti.

In audizione alla Camera, il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico ha spiegato cosa ha fatto la Commissione sui lavori gravosi, soprattutto ha messo in luce alcune delle categorie che secondo questi tecnici, dovrebbe poter uscire prima dal lavoro. Lo stesso ha fatto Cesare Damiano, ex Ministro ed ex Presidente della Commissione Lavoro della Camera, oggi Presidente della Commissione sui lavori gravosi.

Le nuove 27 attività gravose in aggiunta alle 15 già esistenti

Oggi sono 15 le attività di lavoro gravoso che consentono trattamenti previdenziali anticipati. A dire il vero però, sia la quota 41 che l’Ape sociale sono misure alquanto particolari e non possono essere considerate in pieno una alternativa alla quota 100.

Quindi, estendere le misure ad altre 27 attività somiglia più ad una soluzione tampone che ad una vera e propria salvaguardia.

Basti pensare che quota 100 era aperta a tutti, era una pensione a tutti gli effetti, senza scadenza e paragonabile in pieno alla pensione di vecchiaia ordinaria o alla pensione anticipata ordinaria.

La quota 41 invece è una misura che è destinata a chi ha svolto lavori gravosi, ma che ha almeno un anno di contribuzione, pure discontinua, prima dei 19 anni di età.

L’Ape sociale ancora peggio perché non ha la tredicesima, non è reversibile, non prevede maggiorazioni e nemmeno assegni familiari. Inoltre è a scadenza, perché a 67 anni i beneficiari dovranno passare a richiedere lapensione di vecchiaia vera e propria.

Il piano sulle pensioni del governo

Ormai però appare chiaro che la via del governo è sostanzialmente questa, con l’estensione a più lavoratori di queste misure. E si uscirebbe quindi a 63 anni con l’Ape sociale anche per altre 27 attività.

Oggi come dicevamo, il vantaggio è appannaggio di infermieri e ostetriche, facchini, assistenti persone non autosufficienti, maestre di asilo ed educatori delle scuole dell’infanzia, camionisti, edili, gruisti, netturbini, agricoli, siderurgici, marittimi, pescatori, conciatori di pelli, macchinisti dei treni e personale ferroviario viaggiante e infine, lavoratori delle imprese di pulizia.

A queste, dopo la scrematura della commissione che aveva iniziato con una graduatoria di oltre 100 attività, se ne aggiungeranno 27 molto probabilmente. E non ci sono per esempio i bidelli di cui si era parlato da tempo, o i macellai. Ci sono invece, le maestre delle scuole elementari, i conduttori di impianti, i saldatori, i fabbri, gli operai forestali e gli estetisti.