Pensioni anticipate fascia 1955-1960, quando non servono 67 anni

Pensioni anticipate fascia 1955-1960, quando non servono 67 anni

Chi può evitare di aspettare i 67 anni di età per la propria pensione.

È vero, l’età pensionabile vigente impone 67 anni come limite per le uscite dal lavoro. Basti pensare per esempio, che perfino la pensione sociale, o meglio, l’assegno sociale, principale misura assistenziale del sistema, distaccata dai contributi versati e collegata a situazioni di disagio reddituale, prevede nei 67 anni il limite di uscita.

Ma esistono concrete vie per anticipare la quiescenza e non parliamo di misure di prepensionamento che tirano dentro le aziende, come l’isopensione o il contratto di espansione, e neppure misure che tirano dentro la previdenza complementare coma la Rita.

Parliamo di misure dirette del sistema, misure previdenziali a tutto tondo. Ecco una sintetica guida alle opportunità di uscita per i nati tra il 1955 ed il 1960, uscite già quest’anno.

Pensioni anticipate, il panorama 2021

Innanzi tutto va ricordato che una volta raggiunti i 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini ed i 41 anni e 10 mesi per le donne, l’uscita dal lavoro non prevede limiti di età.

Lo stesso per la quota 41 per chi ha un anno di contributi (anche discontinui) prima dei 19 anni di età, cioè per i precoci, se sono alternativamente invalidi, caregivers, disoccupati o alle prese con le attività gravose. Bastano 35 anni di contributi effettivi sia per le anticipate che per la quota 41, mentre il resto può essere figurativo.

A 64 anni invece, se la pensione liquidata è pari a 2,8 volte il trattamento minimo Inps (1.288 euro circa usando come parametro il trattamento minimo 2021), si può lasciare il lavoro con l’anticipata contributiva per chi ha iniziato a lavorare dopo la fine del 1995. Entro fine anno la misura è appannaggio di chi è nato entro il 1957.

Uscite in dirittura di arrivo e cancellate nel 2022

A 62 anni e quindi per chi è nato entro il 1959, fino al 31 dicembre con 38 anni di contributi si può ancora sfruttare la celebre quota 100, che nel 2022 non funzionerà più.

Per chi è nato entro il 1958, se caregivers, disoccupato, invalido o alle prese coi lavori gravosi, ci sarebbe l’Ape sociale, anche questa misura in scadenza entro la fine dell’anno ma che rispetto a quota 100 ha alcune possibilità di proroga.

Bastano 36 anni di carriera per i lavori gravosi oppure 30 per disoccupati senza Naspi da 3 mesi, invalidi al 74% o per chi assiste un familiare stretto disabile e convivente da almeno 6 mesi.

Con invalidità pensionabile certificata dalla commissione Inps pari ad almeno l’80%, bastano 20 anni di contributi e 61 anni di età per gli uomini (nati fino al 1960), mentre per le donne bastano 56 anni.

A 66 anni e 7 mesi di età si può uscire dal lavoro se si svolgono lavori gravosi e se si ha una carriera composta da almeno 30 anni di contribuzione. Infine con 35 anni di contributi, 61,7 anni di età e quota 97,6 completata, si esce dal lavoro con le attività usuranti.