Pensioni: 2 o 6 mesi di contributi in più ogni anno di lavoro, quando è possibile e per chi

Pensioni: 2 o 6 mesi di contributi in più ogni anno di lavoro, quando è possibile e per chi

Fino a 5 anni di contributi in più con le maggiorazioni, ma serve domanda all’INPS.

Ci sono periodi di lavoro che non valgono un anno di contributi, ma di più. Una cosa importantissima questa, perché, immaginiamo un lavoratore a cui mancano pochi anni di contributi per completare i 38 anni previsti da quota 100.

Questo lavoratore se non riesce a completare questi 38 anni entro la fine dell’anno, pur avendo già 62 anni, rischia di restare fuori dalla misura e tendenzialmente, di dover attendere altri 5 anni (cd. scalone) per la sua pensione.

Ma a determinate condizioni potrebbe recuperare diversi mesi di contribuzione figurativa, senza nemmeno saperlo. Contribuzione gratuita che può arrivare fino a 5 anni, recuperando per esempio 2 mesi in più per ogni anno lavorato. Lo strumento è la maggiorazione contributiva che però non è automatica ma occorre fare domanda.

Maggiorazioni contributive sulla pensione, la guida

C’è chi la chiama supervalutazioni dei periodi di lavoro, ma in effetti si tratta semplicemente di maggiorazioni contributive. Al verificarsi di determinati eventi o svolgendo determinate attività lavorative, il sistema previdenziale riconosce alcune agevolazioni dal punto di vista dei contributi versati.

Agevolazioni che possono tradursi in un autentico surplus di contributi, un ulteriore periodo di contribuzione figurativa che si aggiunge a quella già versata a titolo effettivo e che, richiamando all’esempio precedente, a volte è insufficiente.

Maggiorazione contributiva non significa sconto in termine di requisiti di uscita per le pensioni, perché per esempio, l’età anagrafica utile per lasciare il lavoro non può in nessun caso essere scontata.

Ciò che accade nel momento in cui si può ottenere questa maggiorazione, è un aumento dei contributi accumulati, che possono determinare l’ingresso nel perimetro di applicazione di una misura, a cui altrimenti non si avrebbe diritto.

Niente automatismi, per le maggiorazioni contributive serve la domanda

In definitiva, con le maggiorazioni contributive si ha una anzianità contributiva convenzionale che si somma alla anzianità effettiva. Il tutto utile al diritto ed alla misura della prestazione. Per esempio, c’è la maggiorazione prevista dalla legge n° 388 del 2000.

Infatti fu stabilito che per gli invalidi con percentuale di invalidità pari o superiore al 74%, a prescindere dalla causa della disabilita, oppure per i sordomuti, o ancora per chi risulta essere iscritto nelle prime 4 categorie previste dalla tabella A del Decreto del Presidente della Repubblica n° 915 del 1978, dietro domanda degli interessati era possibile recuperare due mesi per ogni anno di lavoro prestato successivamente al giorno in cui è stata assegnata la disabilità.

In altri termini, ogni anno di lavoro svolto come invalido, sordomuto e così via, dava diritto a due mesi di maggiorazione in più come contributi. Un anno di lavoro pertanto vale 14 mesi di contribuzione.

Il tetto massimo di maggiorazione possibile è pari a 5 anni, cioè se un lavoratore dopo essere risultato invalido con tanto di conferma da parte delle commissioni mediche accertatrici, ha svolto 30 anni di lavoro, può avere diritto a 60 mesi in più di contributi versati.

Maggiorazioni contributive specifiche sono previste poi, per gli appartenenti al comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico o per i lavoratori esposti all’amianto. Infine, maggiorazioni sono previste anche per i precoci, ed in misura superiore dal momento che il beneficio per anno di lavoro è pari a 6 mesi in più.

I lavoratori il cui primo contributo presso la previdenza obbligatoria è accreditato dal primo gennaio 1996 in poi, se hanno periodi di lavoro antecedenti la maggiore età (prima del compimento del 18imo anno di età), possono fruire di un incremento del 50% del loro valore in termini di contributi.

In pratica ogni anno di lavoro versato prima del 18imo anno di età vale un anno e mezzo di contributi. Così un lavoratore che ha lavorato dai 16 ai 18 anni, regolarmente assunto, al posto di due anni di contributi nel potrà far valere 3.

Maggiorazioni solo dietro domanda, ecco come fare

In ogni caso, a prescindere dalla tipologia di maggiorazione contributiva di cui si ha diritto, ed a prescindere dalla tipologia di lavoro svolto, occorre fare domanda, come largamente detto in precedenza. La domanda può essere presentata direttamente all’Inps contestualmente alla presentazione della domanda di pensione.

Infatti, collegandosi al sito dell’Inps si trovano le aree a tema dedicate, quelle che permettono di avere accesso proprio al servizio di maggiorazione. Per esempio c’è la scheda denominata «Maggiorazione dei contributi per la pensione ai lavoratori non vedenti iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (AGO)», oppure c’è quella «Benefici in favore dei lavoratori sordomuti e invalidi».