Autore: B.A

1
Gen

Pensioni: 2 gennaio, niente pagamento, ma poi arrivano gli aumenti

Pensioni di gennaio, data di incasso e aumenti in arrivo.

Il 2020 è ufficialmente partito e a tutti i pensionati spetta il primo rateo di pensione del nuovo anno. Il pagamento della pensione di gennaio però, non arriverà il primo giorno bancabile del mese, come normalmente prevede la normativa vigente. Infatti, straordinariamente, il primo pagamento della pensione 2020 arriverà solo il 3 gennaio. Un ritardo di un giorno, ma con gli aumenti previsti dal meccanismo della perequazione. La Legge di bilancio, tra le alte cose, ha ampliato la platea dei pensionati interessati dalla rivalutazione piena della pensione.

Pensione di gennaio, perché pagata solo il 3 gennaio?

Come dicevamo, la pensione di gennaio porterà in dote per i pensionati, gli aumenti relativi all’indicizzazione. E proprio per via dell’adeguamento delle pensioni al tasso di inflazione, che l’Inps non riuscirà a far partire i pagamenti per il giorno 2. C’è da aggiornare i sistemi informatici alle nuove normative, e come accade ogni anno, a gennaio la pensione slitta di 24 ore.

Aumenti di assegno, come funziona?

Quando si parla di indicizzazione, si fa riferimento all’adeguamento degli importi delle pensioni, al tasso di inflazione. In parole povere, le pensioni vengono adeguate all’aumento del costo della vita, in base ai dati Istat. L’Istituto nazionale di statistica, ha ufficializzato un tasso di inflazione 2019, pari all’1,1%. Per questo, gli aumenti che i pensionati hanno avuto dal 1° gennaio 2019, pari proprio all’1,1%, non produrranno nessun conguaglio a favore o sfavore dei pensionati. Per il 2020 invece, l’Istat ha stabilito in misura pari allo 0,4%, l’aumento del costo della vita. Un dato che è provvisorio e che andrà confermato nel corso del nuovo anno. Fatto sta che adesso, con la pensione di gennaio, i pensionati riceveranno un adeguamento del proprio assegno di pensione, pari allo 0,4%. Ma questo aumento, non riguarderà tutti i pensionati, perché il sistema di indicizzazione, prevede la perequazione a fasce progressive, con aumenti a scalare in base all’importo della propria pensione.

Perequazione 100% anche per pensioni tra 3 e 4 volte il minimo

La grande novità della legge di Bilancio del governo è l’estensione della perequazione piena anche agli assegni pensionistici tra le tre e le quattro volte il minimo. Fino al 2019, il 100% di perequazione, spettava a pensioni di importo fino a tre volte il trattamento minimo, cioè fino a circa 1540 euro al mese. Adesso invece la soglia sale fino a pensioni da 2.052 euro al mese. Il 3 gennaio, tutti i pensionati con assegni fino a 3 volte il minimo, avranno un aumento dello 0,4%. Per quelle tra tre e quattro volte il minimo, nonostante la novità in manovra, l’adeguamento sarà al 97% (aumento dello 0,388%). Sarà così fino al decreto attuativo che produrrà anche per loro un aumento dello 0,4%, perché l’Inps fino a tale decreto, continuerà a utilizzare la normativa precedente. Più sale l’importo della pensione, meno favorevole sarà la percentuale di aumento. Infatti, per gli assegni tra quattro e cinque volte il minimo, l’aumento sarà della 0,308% (perequazione al 77%). Per quelli tra cinque e sei volte, aumento dello 0,208. Per assegni superiori, fino ad otto volte il trattamento minimo, aumenti delle 0,188, fino a nove volte, aumenti dello 0,18 e ancira superiori, aumenti dello 0,16%.