Autore: B.A

Pensione

Pensione a 68 anni domanda respinta: quali possono essere le motivazioni?

Domanda di pensione respinta, ecco come scoprire i possibili motivi.

Domanda di pensione respinta, ecco come scoprire i possibili motivi. «Reiezione domanda di pensione n° .....», Questa la frase che comunemente l’INPS utilizza quando respinge una domanda di pensione di un lavoratore. Capita infatti che una domanda di pensione non vada a buon fine perché nel momento in cui si fa domanda, non ci sono le condizioni previste dalla legge per l’erogazione del trattamento e le motivazioni possono essere molteplici.

Oggi rispondiamo ad una nostra lettrice di ultimora.news che si è vista respingere la domanda di pensionamento e che ci chiede:

«Io ho sessantotto anni sono cardiopatia portatrice di pacemaker e vado in apnea la pensione non me l’hanno accettata perché?»

Domanda di pensione respinta e motivazioni

Nella missiva con cui l’INPS respinge una domanda di pensione in genere c’è l’indicazione del lasso temporale in cui si può presentare ricorso avverso quel provvedimento di reiezione. Ma prima di ricorrere, presentando documentazione atta ad avvalorare la richiesta di pensionamento, occorre capire i motivi per cui la domanda è stata respinta, che possono essere molteplici.

La domanda della signora è piuttosto vaga perché manca la misura previdenziale per cui ha prodotto istanza. Essendo cardiopatica possiamo ipotizzare che ha presentato domanda di invalidità civile. Oppure dal momento che ha 68 anni, potrebbe aver presentato domanda di pensionamento di vecchiaia.

In questo caso, come età ci siamo, dal momento che sono necessari 67 anni per la quiescenza di vecchiaia. Probabilmente ciò che manca sono i 20 anni di contribuzione versata. Senza questo minimale contributivo occorre attendere i 71 anni di età per accedere alla pensione con solo 5 anni di contributi. Se invece gli anni di contribuzione si può verificare il diritto al pensionamento con le deroghe Amato o con l’opzione Dini.

Se invece ci sono i 20 anni di contributi, probabilmente la signora è una contributiva pura, avendo iniziato a lavorare dopo il 1996. In questo caso insieme ai 67 anni di età e i 20 di contribuzione, serve che la pensione sia pari almeno ad 1,5 volte l’assegno sociale.

Cardiopatie e pensioni

In riferimento al fatto che la signora è cardiopatica con pacemaker, occorre sottolineare che per l’INPS non tutte le cardiopatie danno diritto alla pensione di invalidità. La pensione di invalidità per cardiopatia da diritto alla pensione solo se viene riconosciuta invalidità al 100%.

Naturalmente la gravità della situazione clinica di un cardiopatico è soggettiva e devono essere le competenti commissioni mediche Asl o dell’INPS a verificare se il soggetto interessato presenta una totale riduzione della capacità lavorativa.

In linea di massima l’INPS assegna la pensione di invalidità nei casi di aritmia grave senza pacemaker e con necessità di cura farmacologica specifica. Oppure, la pensione viene concessa a soggetti con cardiopatie gravissime o con miocardiopatie o valvulopatie con insufficienza cardiaca gravissima. In pratica sono solo tre i casi di potenziale pensione di invalidità per chi ha problemi cardiaci, contemplati dalle tabelle INPS pubblicate sul sito istituzionale dell’istituto.