Pass Covid, cosa non va secondo il Garante della Privacy

Pass Covid, cosa non va secondo il Garante della Privacy

In un’intervista a La Stampa ha parlato Pasquale Stanzione, Garante della Privacy

Il pass per gli spostamenti tra regioni è stato, di fatto, istituito dal governo a partire dallo scorso 26 aprile. Si tratta, tra l’altro, di una strategia che anticipa la direzione già annunciata dall’Unione Europea per garantire la libera circolazione dei cittadini tra gli stati membri.

In attesa del Green Pass europeo

A livello continentale l’obiettivo, come è noto, è preservare la mobilità e sfruttare la cosa anche per salvare la stagione turistica estiva. Dare a chi si muove la possibilità di farlo senza essere sottoposto a quarantene o vincoli previsti per chi arriva entro i confini di un territorio europeo diverso da quello di provenienza.

Tornando, però, a quello che è il principio del pass di funzionamento italiano serve essenzialmente a garantire ai cittadini la facoltà di spostarsi tra regioni senza dover utilizzare l’autocertificazione in cui si specificano motivi di lavoro, salute o necessità.

Occorre ricordare che, al momento, c’è libertà di spostamento tra regioni bianche e gialle. Avere il «passaporto sanitario» (uno dei tanti nomi con cui viene identificato il pass) è uno strumento che consente di muoversi liberamente qualora la regione di partenza, arrivo o entrambe siano collocate in fascia arancione o rossa. Fasce epidemiologiche dove è noto la mobilità sia limitata.

Ma chi può avere il pass? Chi è vaccinato, chi ha contratto il Covid e chi ha fatto un tampone nelle ultime 48 ore.

Le dichiarazioni di Pasquale Stanzione

In un’intervista a La Stampa (edizione del 30 aprile 2021) ha parlato il Garante della Privacy Pasquale Stanzione. A suo avviso, al momento, ci sarebbero delle criticità.

Stando a come la regola è stata è concepita, a suo avviso, «non circoscrive sufficientemente l’ambito di utilizzo dei pass, con il rischio di interpretazioni, magari in buona fede, che però abbiano l’effetto di estenderne indebitamente il perimetro».

«Non vi è - ha aggiunto - una chiara definizione dei protagonisti del trattamento (titolare e responsabile in particolare) necessaria invece, a tacer d’altro, per l’esercizio, da parte degli interessati, dei diritti loro riconosciuti dalla disciplina privacy».

Europei con stadi aperti e una possibile idea di pass.

La previsione di avere «due modelli diversi» se si è stati vaccinati, si è guariti o si ha un tampone negativo «andrebbe - secondo Stanzione - sostituita dall’indicazione della sola scadenza temporale del certificato».

«Vanno - ha aggiunto - poi introdotte garanzie adeguate alla natura dei dati trattati, che sono sensibili».

In vista dei prossimi Europei di calcio che avranno il pubblico (seppur con limiti di capienza) e si giocheranno anche a Roma, si sta pensando ad un’app che possa rilevare se chi vuole avere accesso allo stadio è vaccinato o ha avuto un tampone.

Rispetto a questo orizzonte applicativo Stanzione ha parlato della necessità per il pass di «garanzie necessarie per impedirne abusi» e di applicazioni che siano «inscritte nella normativa di riferimento» in maniera da non «lasciare eccessivi margini di discrezionalità in sede attuativa».