Autore: Redazione

ISEE

Nuovo ISEE 2015: servizi a rischio per le famiglie. Ecco perché

Dal 1 gennaio è in vigore il nuovo ISEE 2015, ma il debutto potrebbe portare una serie di disservizi per le famiglie italiane, a causa del mancato accordo tra CAF e INPS. Ecco che succede.

Nonostante sul sito dell’INPS siano state diffuse le istruzioni per ottenere il nuovo ISEE 2015, che consentirà un accesso ai servizi e alle prestazioni legate al reddito a una platea ridotta del 20%, grazie ai maggiori controlli, il debutto potrebbe essere più difficile del previsto. Il motivo? Il mancato accordo tra i CAF e l’INPS.

I CAF infatti hanno richiesto un aumento di onorario per la compilazione della dichiarazione sostitutiva unica (DSU), in base alla quale viene calcolato l’ISEE, a fronte di «un maggiore impegno e più tempo» necessario per la compilazione, ma questa istanza non è ancora stata soddisfatta.

Pare che l’incremento richiesto sia pari a circa 3-4 euro. A fronte di pratiche lavorate al costo di 10-12 euro nel 2014, i CAF ora chiedono 15 euro. Alla luce di ciò, la convenzione con l’INPS potrebbe costare 100 milioni di euro, a fronte dei 70 milioni del 2014, sempre che la platea di destinatari resti la stessa, ovvero 6 milioni di persone.

Il coordinatore della consulta dei Caf Valeriano Canepari ha dichiarato:

"Ci sono nuove procedure e nuove regole per l’ISEE, ci sono problemi di responsabilità. Se non c’è la convenzione su quale base operiamo? Non abbiamo l’autorizzazione a fornire questa attività. Senza convenzione si fa fatica a garantire il servizio".

Queste difficoltà potrebbero concretizzarsi in una serie di disservizi per i cittadini e i tempi di risoluzione potrebbero essere più lunghi del previsto, dal momento che l’INPS si trova in una situazione di transizione:

  • il mandato del direttore è scaduto (anche se si attende un rinnovo annuale);
  • il mandato del commissario è in scadenza;
  • la nomina del nuovo presidente, Tito Boeri, attende il parere delle commissioni parlamentari.

Il ruolo dei CAF

Anziché attendere i tempi della convenzione tra CAF e INPS, i contribuenti potrebbero risolvere la questione facendo a meno del supporto dei Centri di Assistenza Fiscale e usufruendo dei sistemi dichiarativi dell’INPS, ma sarebbe difficile dal punto di vista tecnico.

Non è un caso, infatti, che annualmente i CAF veicolano oltre il 90% delle richieste dei contribuenti.

Al momento, la situazione è ancora sotto controllo, ma potrebbe scattare l’emergenza a metà febbraio, quando il numero di richieste ISEE comincia a diventare ben più elevato di gennaio.

Tra i servizi a rischio ci sarebbero: l’iscrizione agli asili nido, le agevolazioni per gli affitti, gli sconti sulle bollette, la rateizzazione delle cartelle Equitalia.

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