Nuove varianti Covid in Italia, Zaia «Il virus di marzo non c’è più, otto mutazioni in Veneto»

Nuove varianti Covid in Italia, Zaia «Il virus di marzo non c'è più, otto mutazioni in Veneto»

Le nuove varianti sono un’incognita sulla lotta al coronavirus, dal governatore del Veneto Luca Zaia emergono nuove notizie relative alla situazione in Veneto.

Le nuove varianti del coronavirus possono inficiare l’efficacia del vaccino contro il Covid? È una domanda a cui probabilmente daranno una risposta solo la scienza ed il tempo. Nel frattempo la comunità scientifica chiede soprattutto un monitoraggio che vada al di là dei test molecolari di screening sulla popolazione, ma che si passi ad una convinta strategia di sequenziamento dei virus.

A spiegare il perché dell’esigenza è anche il governatore del Veneto. In una delle sue conferenze stampa in cui fa il punto della situazione sull’epidemia, Luca Zaia, ha infatti voluto chiarire, almeno dal suo punto di vista, un concetto: “Il virus di marzo non esiste più”.

Variati Covid in Italia, la testimonianza del Veneto

Secondo Luca Zaia il Sars-Cov2, come lo si era imparato a conoscere nella primavera del 2020, “in autunno non c’è mai stato”.

Il governatore ha, in particolare, sottolineato, ad oggi nella sua regione siano state identificate ben otto varianti. «Cinque - ha detto in conferenza stampa - sono quelle che voi trovate nella banca dati nazionale una è quella inglese e poi abbiamo due mutazioni tipicamente venete sulle quali stiamo lavorando».

Condividendo un pensiero emergente nella comunità scientifica, il presidente della Regione ha voluto segnalare l’importanza di arrivare al sequenziamento dei virus e alla possibile messa in correlazione delle eventuali nuove varianti con sintomi precisi. Un pensiero esternato sottolineando come una variante, in realtà, “potrebbe essere - ha detto - quella di quest’estate che noi abbiamo avuto” e “dava - ha aggiunto - solo asintomatici”.

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Variante inglese coronavirus e le altre

Quello che, in sostanza, viene chiesto è che si arrivi quanto più possibile a capire quale variante del virus si stia diffondendo tra la popolazione. Il rischio ipotetico da scongiurare è che, naturalmente, finisca per svilupparsi e dilagare una variante che risulti resistente ai vaccini approvati o in corso di approvazione.

Anche i meno esperti di virologia nelle ultime settimane hanno appreso un concetto chiaro: più il virus si diffonde, più muta. Il mero cambiamento della struttura non può perciò essere considerato una notizia negativa, tenuto conto che non è detto che tra le varianti non possano emergere tipologie meno aggressive sotto il profilo patologico o favorevoli.

Ad oggi si sa qualcosa in più sulla variante inglese. Si tratta di un virus che si caratterizza per una maggiore diffusibilità. Questo, in senso stretto, non sembra portare ad una letalità maggiore, ma ad un potenziale numero di persone destinate ad infettarsi. Il gioco, a quel punto diventa di probabilità: più persone si infettano, più è probabile - come lo stesso Zaia ha sottolineato - che ad avere il Covid siano soggetti anziani, fragili o immunodepressi. Con le conseguenze che, purtroppo, si sono imparate a conoscere.

Un virus, inoltre, che si diffonde più facilmente richiede una percentuale di vaccinati più alta per raggiungere l’immunità di gregge.

Nuove varianti Covid e vaccino: un tema delicato

Tenere sempre sotto controllo la situazione con lo screening richiesto rispetto alla struttura dei virus che si diffondono e i conseguenti test di laboratorio sono lo strumento più efficace per farsi trovare a qualsiasi evenienza.

Nonostante si speri di confutare qualche segnale negativo proveniente dalla variante brasiliana per la quale si nutre il sospetto possa addirittura re-infettare chi ha contratto il virus, il grande ottimismo resta sempre focalizzato sui vaccini.

Molti sono sviluppati con tecnologia a mRna. Questa nuova soluzione tecnico-scientifica consente, eventualmente, in poche settimane di arrivare ad elaborarne di nuovi, magari ri-tarati su una possibile variante del virus che dovesse, come nessuno si augura, risultare resistente ai vaccini in corso di distribuzione o pronti ad arrivare sul mercato.

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