Autore: Luca D

Coronavirus

Nelle Filippine la polizia dovrà sparare a chi non rispetta le misure di quarantena

Il presidente delle Filippine è disposto a tutto pur di evitare proteste e assembramenti di persone. La polizia potrà sparare sulla folla nel caso in cui si creino assembramenti o non si rispettino le norme.

La diffusione dei virus SARS CoV 2 e la conseguente emergenza ha oramai coinvolto tutti i paesi del mondo. In un certo senso possiamo considerare una fortuna il fatto che tale emergenza si sia sviluppata prima nei paesi ricchi, in questo modo i paesi più poveri e con sistemi sanitari meno efficienti e capillari possono seguire le orme e i provvedimenti adottati dai paesi più all’avanguardia.

A volte però non basta seguire quanto fatto da Italia, Germania, Cina e Stati Uniti. Ogni paese infatti è diverso, soprattutto se si considerano paesi geograficamente e socialmente distanti dal nostro. Per esempio, è il caso dell’India, un paese popolato da 1 miliardo e mezzo di persone in cui attuare il distanziamento sociale è molto più complesso.

Il presidente delle Filippine ordina alla polizia di sparare a chi non rispetta la quarantena

Un altro caso ancora è quello delle Filippine, un paradiso ambientale e paesaggistico che però è piuttosto arretrato da un punto di vista economico, sociale e culturale. Proprio per questo il presidente Rodrigo Duterte è arrivato sul punto di minacciare, senza mezzi termini, l’intera popolazione. Nella giornata di ieri sono state prima arrestate almeno 12 persone, ritenute colpevoli a causa della protesta messa in atto nei confronti del governo. Non è chiaro però se tutte queste persone siano coinvolte direttamente nelle proteste, sembra infatti che alcune stessero semplicemente cercando del cibo in strada.

I manifestanti chiedevano sostegni economici per sopravvivere all’immediata crisi. Di seguito, il presidente ha parlato alla nazione intera tramite le TV locali. Duterte ha confermato di aver dato l’ordine alla polizia e all’esercito di sparare a tutti coloro che non rispettano le rigide misure di quarantena imposte dal governo. Tali minacce sono state rivolte soprattutto a chi ha intenzione di protestare creando assembramenti di persone.

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“Nessuno morirà di fame ma assembramenti e proteste devono essere evitate con qualsiasi mezzo”

La situazione è molto complessa e delicata, dei 48 milioni di abitanti che vivono sull’isola di Lazon, dove è situata la capitale Manila, una buona parte sopravvive grazie a lavori giornalieri o saltuari, di conseguenza si prospetta una crisi sociale ed economica di gran lunga peggiore rispetto a quelle che si prevedono nei paesi occidentali. Nel suo messaggio televisivo, Rodrigo Duterte, ha promesso alla popolazione che nessuno morirà di fame, ecco le sue parole: “Anche se in ritardo, arriveranno gli aiuti economici necessari e nessuno morirà di fame. Il mio ordine alla polizia e all’esercito è di sparare, se ci sono disordini o proteste. Piuttosto che creare problemi, vi manderò nella tomba”.

Da sottolineare l’opposizione a tale provvedimento del capo della polizia filippina. Intervistato subito dopo si è infatti opposto a delle misure così rigide affermando che farà di tutto affinchè la polizia non arrivi ad aprire il fuoco sulla folla e sottolineando che il problema è molto grave, ma che si può risolvere anche in altro modo.