Autore: B.A

9
Apr

Monta la protesta delle ONG: «L’Italia con la scusa del coronavirus lascia morire i migranti!»

Il governo ha deciso di chiudere i porti alle navi cariche di migranti, e le ONG si lamentano.

È di ieri la notizia che il governo italiano ha di fatto chiuso i porti italiani alle navi ONG cariche di migranti. Con un decreto firmato da ben 4 ministri, i porti italiani non sono più porti sicuri per i migranti raccolti dalle navi delle Organizzazioni non governative. Di Maio, Lamorgese, Speranza e De Micheli i 4 ministri che hanno sottoscritto il nuovo atto che in pratica, chiude i porti italiani alle navi umanitarie. Motivi del blocco, l’emergenza coronavirus in Italia. E la reazione delle Organizzazioni non governative non si è fatta certo attendere.

Italia non è più paese sicuro

Le ONG stanno protestano contro la decisione del governo di dichiarare l’Italia Paese «non sicuro» per tutta la durata dell’emergenza sanitaria. Una decisione coincisa con la richiesta di ingresso nelle aree italiane della nave Alan Kurdi che ha recuperato con due salvataggi oltre 180 migranti. Una decisione presa dal Viminale e dagli altri Ministeri delle Infrastrutture, della Salute e degli Esteri. «Con i porti chiusi la gente sarà lasciata ad annegare», questo il pensiero delle ONG. Purtroppo la pandemia mondiale, non ferma certo gli sbarchi dei migranti, perché nelle ultime giornate, oltre 100 sono i migranti sbarcati a Lampedusa. Il problema immigrazione continua a destare preoccupazione nel nostro esecutivo. Ecco perché si è deciso di agire in questo modo. E la decisione è aspramente contestata dalle Organizzazioni non governative.

In Sicilia la situazione immigrazione è ancora preoccupante

L’isola delle Pelagie con il suo Hotspot è ormai allo stremo. Non è più possibile accogliere migranti. Una situazione che ha portato all’attenzione del governo il sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello. Il primo cittadino dell’isola ha chiesto al governo una soluzione per evitare gli sbarchi. Martello ha suggerito di predisporre una nave che accolga i migranti senza farli arrivare sulla terra ferma. Una nave dell’accoglienza, come la ha chiamata il sindaco siciliano.

“Nelle strutture, già piene, non c’è spazio a sufficienza per assicurare il distanziamento sociale e quindi evitare una eventuale propagazione del Covid-19”, queste le parole che hanno accompagnato la richiesta del sindaco di Lampedusa. E la stessa medesima preoccupazione la ha anche il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna che ha deciso di chiudere Pozzallo allo sbarco dei migranti recuperati dalla Alan Kurdi perché “c’è da tutelare la salute dei suoi concittadini”.

Una cosa certa è che la Alan Kurdi che è nave battente bandiera tedesca, è l’unica che ha ripreso le attività di recupero nel Mediterraneo, nonostante il coronavirus. La nave d’altronde, da tre giorni è a ridosso di Linosa, cioè a poche miglia dal confine italiano. “Per tutta la durata dell’emergenza sanitaria, l’Italia non potrà più essere considerata un porto sicuro, per l’impossibilità a rispettare i «requisiti sanitari richiesti dalla convenzione di Amburgo», questo il messaggio del governo italiano alla Alan Kurdi, decisione che ha sollevato i reclami anche di Sea-Watch, Medici Senza Frontiere, Open Arms e Mediterranea, che accusano il governo italiano di "strumentalizzare la situazione di emergenza sanitaria per chiudere i propri porti alle persone salvate in mare da navi straniere”.