Autore: B.A

Lavoro

Mobbing donne, un fenomeno, ma ci si può difendere

Donne e posto di lavoro, quando si parla di mobbing e come ci si dife

Col termine mobbing si usa definire quel comportamento consistente in una serie di atti che hanno lo scopo di perseguitare un lavoratore per emarginarlo e spingerlo a presentare le dimissioni. Il mobbing è diventato una specie di fenomeno con molti lavoratori che lo subiscono nelle sue varie sfaccettature, perché si tratta di un comportamento che va a ledere la dignità professionale e umana del lavoratore, entrando nella sfera morale, psicologica, fisica e sessuale.

Tra le più colpite da questo autentico fenomeno, le donne, lavoratrici che spesso sono malviste dai colleghi uomini e dai superiori. Nella scuola come in fabbrica, in ufficio come in una attività commerciale, sono innumerevoli le segnalazioni di lavoratrici assoggettate a mobbing. Ma non tutti sanno che ci si può difendere. Infatti il mobbing non è una cosa legale e pertanto, esistono leggi che lo vietano.

Mobbing donne, fenomeno in aumento

Sono molte le tipologie di situazioni che spingono la lavoratrice a pensare di essere sottoposta a mobbing. Giorni di permesso non concessi, controllo continuo dell’operato della lavoratrice, sgridate pubbliche al minimo errore e addirittura molestie. Queste alcune delle cose più comuni che accadono alle lavoratrici.

Nonostante la frequenza di queste situazioni di mobbing molte lavoratrici non trovano la forza per denunciare. Il terrore di perdere il posto di lavoro, magari l’unica fonte di sostentamento della famiglia, la fa da padrona. E le lavoratrici accettano spesso in silenzio le angherie. Ma le modalità per difendersi ci sono, questo devono sapere le donne vittime di mobbing. E sul sito «la legge per tutti.it», c’è un autentico vademecum.

Mobbing donne, cosa fare?

Ricapitolando, il mobbing è un insieme di comportamenti, continui e volontari, offese, attacchi verbali, provocazioni, rimproveri, advances e così via, messi in atto da colleghi o dal datore di lavoro allo scopo di emarginare il lavoratore e costringerlo a dare le dimissioni. Per essere considerato mobbing, è necessaria la ripetizione costante di comportamenti vessatori e persecutori. Una costanza di almeno 6 mesi. Inoltre, è necessario che la situazione, abbia sortito effetti sulla salute fisica o psichica dei lavoratori.

Secondo le statistiche, circa il 52% delle donne sarebbe vittima di mobbing sul lavoro. Numeri enormi quindi, per le situazioni più disparate. Dal rifiuto alla concessione dei permessi o del part-time, alle accuse di scarso rendimento, dal demansionamento a palpeggiamenti e molestie varie.

Con il mobbing le conseguenze di salute spesso sono drammatiche per le vittime. La maggior parte delle donne avverte sintomi come astenia, ansia, depressione, attacchi di panico, disturbi del sonno, anoressia, bulimia, alcolismo, cefalea, vertigini, eruzioni cutanee, tachicardia, ipertensione arteriosa, disturbi dell’apparato gastrointestinale, e patologie psichiatriche.

Le donne che non denunciano sono la stragrande maggioranza di quel 52% prima citato. Difendersi però è possibile, perché ci sono sportelli anti-mobbing in Italia. Senza contare che adesso esistono TV, giornali, siti e media in genere che fanno voce a queste denunce.

Inoltre occorre dire che le molestie per esempio, rientrano nella sfera di un autentico reato penale oltre che nel mobbing. Le vittime quindi, possono presentare denuncia all’autorità giudiziaria competente per territorio, rivolgendosi alle forze dell’ordine.

Anche senza una ipotesi di reato penale, anche nella sfera civile c’è come difendersi. Una lavoratrice vittima di mobbing può depositare un ricorso al tribunale del lavoro competente e chiedere un risarcimento per tutti i danni patiti.