Autore: Redazione

Veneto

Migranti in rivolta, muore una donna al centro di Cona. Cosa sta succedendo?

I migranti del centro di accoglienza di Cona sono in rivolta. La morte di Sandrine è l’unico motivo o c’è dell’altro?

La rivolta dei migranti del centro di accoglienza di Cona è solo colpa di Sandrine, oppure no? Motivo a parte, si tratta comunque dell’ennesima prova che nel sistema che gestisce l’immigrazione in Italia qualcosa non va.

Non è la prima volta che in Italia dei migranti si rivoltano a causa delle pessime condizioni in cui verserebbero i campi che li ospitano. A fare notizia stavolta è il motivo che avrebbe innescato tutto: la morte di Sandrine.

Una rivolta durata dalle 17.00 di lunedì fino al giorno successivo e che ha visto come protagonisti dei migranti che hanno anche preso in ostaggio 25 operatori che ogni giorno lavorano per loro può avere come unico motivo la morte di una ragazza o c’è dell’altro?

Pessime condizioni di vita, nessuna possibilità di integrarsi. Queste le accuse dietro alle parole ed ai gesti dai migranti del CPA di Cona verso la struttura che li ospita in attesa dell’accoglimento della domanda di asilo politico.

Il motivo sembra essere questo, ma forse non è solo colpa di Sandrine. Ecco perché.

Migranti di Cona: il motivo

Ad avere la colpa di aver dato involontariamente inizio alla protesta è Sandrine Bakayoko, 25 anni, originaria della Costa d’Avorio. Secondo i migranti del CPA, la ragazza si sarebbe sentita male nel bagno della struttura, intorno alle 8.00 del mattino. A trovarla ormai priva di sensi verso mezzogiorno il fidanzato. Poi la richiesta di aiuto, l’arrivo dei soccorsi, troppo tardi secondo gli altri migranti (verso le 14.00), ma non è servito. La ragazza era già morta quando è arrivata al Pronto Soccorso di Piove di Sacco.

La ragazza si trovava all’interno del centro di accoglienza di Cona con il suo fidanzato da circa quattro mesi, in attesa di una risposta alla domanda di asilo politico.

Sandrine “Stava male da giorni, tossiva, aveva la febbre” ha detto il fidanzato, che ha trovato la ragazza quando ormai era priva di sensi.

La morte della ragazza ha innescato una rivolta durante la quale i migranti ospiti del CPA di Cona hanno occupato interamente la struttura, riuscendo ad interrompere la fornitura dell’energia elettrica e dando fuoco a dei pancali. A rimanere bloccati all’interno del centro di accoglienza durante la protesta anche 25 operatori della cooperativa Ecofficina, che gestisce il centro di accoglienza di Cona.

Cona: gli ostaggi dei migranti

Uno degli operatori tenuti in “ostaggio” dai migranti ha raccontato che per un certo tempo ha funzionato il sistema elettrico di emergenza, ma poi è tornato il freddo ed il buio. Rischioso anche riavviare il sistema di illuminazione:

“Se tentassimo di riavviare l’impianto di illuminazione esterno rischieremmo di essere aggrediti. Ogni tanto qualcuno prende a pugni la porta, siamo terrorizzati. Urlano e alcuni di loro hanno in mano delle spranghe. Ci hanno detto: “Stanotte dormirete qui”. Non abbiamo scelta...”

I Carabinieri intervenuti sono poi riusciti, dopo ore di trattative, a far liberare gli operatori del centro di accoglienza trattenuti intorno alle 2 di notte. Attualmente la protesta è rientrata.

Dietro alla morte della ragazza però si nasconde ben altro. Una struttura nella quale i soccorsi non arrivano, fatta di isolamento e bugie.

Centro di accoglienza di Cona: i problemi dei migranti

Tra i problemi del centro di accoglienza di Cona il primo fattore è il numero di ospiti, come abbiamo visto decisamente sopra il limite massimo consentito dall’ASL. Il sovraffollamento porta anche alla promiscuità ed alla mancanza di privacy, tanto che i letti a castello presenti nella struttura sono sistemati a gruppi di quattro.

Altro problema è l’interazione sociale. Come fa una persona ad integrarsi e a lavorare se non ha modo di avere contatti con la società? È questo il problema nato dal luogo in cui sorge il centro di accoglienza ed ex caserma militare, tanto isolato che gli stessi migranti preferiscono rimanere all’interno dato che “fuori non c’è niente”.

L’unica alternativa è una gita a Padova grazie ad un pullman messo a disposizione da Ecofficina. Tuttavia non è dato sapere quali sono le modalità che regolano queste gite e se il servizio è attualmente attivo.

Migranti di Cona: il centro di accoglienza

Il centro di accoglienza di Cona è un luogo “temporaneo emergenziale” che sopperisce al rifiuto dei sindaci veneti di accogliere i richiedenti asilo. La struttura dovrebbe permettere ai migranti di inserirsi all’interno del mondo del lavoro e dare loro le basi per l’integrazione.

Al momento nel centro sono ospitate circa 620 persone, di almeno 25 nazionalità differenti.

L’ASL ha dato l’agibilità alla struttura lo scorso 1 aprile 2016, dichiarandolo idoneo per un numero di persone pari a 540 unità, un numero dunque ben inferiore rispetto a quello effettivo della struttura.

Il centro di accoglienza di Cona, sede della protesta, è formato da due tendostrutture separate ed adibite a dormitorio, che ospitano più della metà dei migranti del centro, oltre ad altri due caseggiati in muratura pieni di letti a castello. Bagni e docce invece sono nei container.

Presente anche l’infermeria, nella quale è contenuta l’area della quarantena, secondo quanto detto dal coordinatore.

A “provvedere” al centro di accoglienza di Cona è Ecofficina, cooperativa nata nel 2011, come gruppo dedicato alla gestione dei rifiuti ed entrata nel settore accoglienza da fine di marzo del 2014.