Mattarella Presidente della Repubblica? Ecco chi ci guadagnerebbe e chi ci perderebbe

Oggi la quarta votazione per scegliere il Presidente della Repubblica quella che, con ogni probabilità, designerà Sergio Mattarella come nuovo inquilino del Quirinale: ecco che ci guadagnerebbe e chi ci perderebbe.

La giornata di oggi potrebbe essere quella decisiva per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, si tiene, infatti, la quarta votazione, la prima che richiede una maggioranza semplice (la metà più uno degli aventi diritto al voto, ovvero 505 voti) per scegliere il nuovo inquilino del Quirinale.

Con ogni probabilità sarà il nome di Sergio Mattarella quello più votato: al di là dell’appello di Matteo Renzi per «la più ampia convergenza possibile», i giochi di palazzo fanno sì che la compagine a favore di Mattarella in queste ultime ore si sia allargata. Dopo una lunga telefonata tra il Premier e Angelino Alfano sembra che anche Ap, il nuovo gruppo che raccoglie i parlamentari di Ncd e Udc, convergerà molto probabilmente sul nome di Mattarella. Dalle ultime dichiarazioni di Forza Italia, l’orientamento di quest’ultimo gruppo è quello di votare scheda bianca: sicuramente un test per verificare la tenuta interna del partito e la lealtà della minoranza fittiana che, qualora disattendesse le indicazioni di Berlusconi, potrebbe comunque portare altri voti alla candidatura di Mattarella.

Al di là di alcune, fisiologiche, defezioni, rimane sullo sfondo il pericolo dei franchi tiratori del Pd. Ecco allora perché appare utile analizzare quali potrebbero essere le conseguenze politiche dell’ascesa al colle di Mattarella e chi potrebbe trarne maggiori vantaggi.

Mattarella Presidente della Repubblica: chi ci guadagnerebbe

  • Il Vaticano: tra i gruppi più nobilitati nell’elezione del Presidente della Repubblica ci sono stati i deputati del Pd vicini a Beppe Fioroni che, attraverso la mediazione di Lorenzo Guerini (vicesegretario del Pd), hanno fatto arrivare a Renzi, la proposta di candidare Mattarella al Quirinale. Proposta che Renzi ha fatto propria e che non solo metterebbe d’accordo gran parte del Pd, ma soddisferebbe anche la Chiesa. Non solo nell’area cattolica del Pd ma anche all’interno di Ncd e Udc si è molto lavorato nei giorni scorsi per candidare un cattolico. Uno dei nomi più quotati, nell’improbabile scenario che vedrebbe Mattarella bruciato dal quarto scrutinio, sarebbe ancora quello di Pierferdinando Casini, un altro cattolico che piacerebbe maggiormente al Centro Destra. Al di là delle preferenze e delle scelte di partito, è emerso nei giorni scorsi un grosso impegno bipartisan per cercare di riportare al Quirinale un cattolico, dopo molti anni di assenza (l’ultimo fu Oscar Luigi Scalfaro, dopo furono scelti due presidenti laici, come Carlo Azelio Ciampi e Giorgio Napolitano);
  • Matteo Renzi: pur imbarcatosi in un’impresa estremamente rischiosa, più nel medio lungo termine che nell’immediato, qualora Mattarella fosse davvero eletto, Renzi porterebbe a casa un Presidente scelto da lui, un Pd ricompattato e un’affermazione ancora più forte sia della leadership interna al partito, sia del peso del Pd, tra le altre forze politiche;
  • Il Partito Democratico e la sinistra: il Partito Democratico uscirebbe ricompattato da questa votazione e accontenerebbe, seppur temporaneamente, i malcontenti e i dissapori interni che hanno caratterizzato gli ultimi mesi. Dalla scelta di Mattarella trarrebbe beneficio anche Sel che, dopo essere stata oscurata, dall’alleanza tra Pd e Ncd, potrebbe vantare un suo contributo in una vicenda politica rilevante.

Mattarella Presidente della Repubblica: chi ci perderebbe

  • Forza Italia: se Mattarella fosse eletto e Forza Italia votasse davvero scheda bianca come ha anticipato, ciò sarebbe la prova evidente che il peso di questo partito si è di gran lunga ridotto nella vita politica del Paese;
  • Nuovo Centro Destra: Ncd in realtà perderebbe e guadagnerebbe poco in ogni caso. Se, alla fine, votasse scheda bianca, si allontanerebbe dalla compagine di governo, a proprio rischio e pericolo, dal momento che, se i parlamentari di Ncd sono una pattuglia nutrita, l’elettorato di Ncd è molto più incerto e ridotto e, nella remotissima ipotesi che la tenuta del governo fosse messa a rischio, è molto improbabile che con una nuova tornata elettorale Ncd possa raggiungere lo stesso numero di parlamentari che conta ora. Anche nel caso in cui Ncd convergesse su Mattarella, come farebbero pensare le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, dimostrerebbe comunque il suo ruolo di gregario nella compagine di governo; un partito, insomma, più preoccupato di rimanere al potere che del resto;
  • Patto del Nazareno: Berlusconi ha dichiarato che è una storia chiusa ma potrebbe trattarsi di un malumore momentaneo. Per Renzi sarà di certo più difficile riallacciare i rapporti con Forza Italia per portare a termine le riforme ma in pontieri sono già entrati in azioni e il segretario del Pd ha ancora buona mercanzia da vendere all’ex cavaliere, riforma della giustizia e del fisco in primis.
  • Civati e i civatiani: già nei giorni scorsi Civati aveva esternato il suo dissenso non sul nome di Mattarella ma sul metodo utilizzato per scegliere questo candidato, designato dal Segretario, e quindi «imposto all’assemblea del Pd», senza un confronto preventivo e un’adeguata discussione interna. Su Mattarella si sono spesi molto nei giorni scorsi, anche Pier Luigi Bersani e altri esponenti della minoranza Pd, qualora dovesse davvero vincere, si conferebbe l’impressione che la corrente interna al Pd che fa capo a Civati sia quella di minor peso nel partito.
  • Movimento 5 Stelle: in base alle ultime dichiarazioni rilasciate l’M5S è orientato per la scheda bianca nella quarta votazione. Anche se molti fuori usciti potrebbero appoggiare la candidatura di Mattarella, scelta questa che potrebbe essere condivisa anche da altri parlamentari dell’M5S su cui il Pd ha fatto un lavoro solerte di dissuasione, l’impressione che ne trarrebbe l’opinione pubblica sarebbe sempre la stessa: un partito che, per continuare a dire no, decide di perdere l’ennesima occasione per dare un contributo a scelte decisive nella vita politica del Paese.