Autore: Redazione

Italia - Università

25
Ott

Laureati italiani, è fuga: 1 su 4 va all’estero a trovare lavoro. Ecco le mete preferite

Laureati italiani in fuga per trovare lavoro all’estero: sebbene il Belpaese sia famoso per le classifiche che ci collocano sempre tra gli ultimi in Europa per numero di incoronati con l’alloro, il numero di emigrati dotati del benedetto “pezzo di carta” comincia a farsi allarmante. Nel solo 2012 1 studente su 4 ha fatto le valigie, in molti casi per non fare più ritorno. Risultato? In dieci anni abbiamo perso 700 mila laureati.

Laureati italiani, per molti emigrare all’estero alla ricerca di lavoro è praticamente una scelta obbligata, da fare praticamente subito dopo il conseguimento del famoso pezzo di carta. Anche considerando il solo 2012, infatti, è emerso che uno studente italiano su quattro, una volta presa la laurea, ha fatto le valigie, spesso e volentieri con un biglietto di sola andata. A confermarlo quello che ormai è un sentire sempre più comune, una ricerca di Editutto presentata durante un convegno della Fondazione Malavasi-Scuole Manzoni di Bologna.

In 10 anni abbiamo perso 700 mila laureati

Un fenomeno in crescita, sebbene non nuovo: si stima che in 10 anni l’Italia abbia perso circa 700 mila laureati, passando dall’11,9 per cento di espatriati nel 2002, all’impressionante 27,6 per cento nel 2012; una media di circa 68 mila ogni anno. Numeri che non solo denunciano la scarsa fiducia dei nostri giovani nelle possibilità occupazionali nel nostro Paese, ma che rappresentano una vera e propria perdita, soprattutto a livello economico: la loro formazione, complessivamente, è costata allo Stato 8,5 miliardi di euro. Per non parlare del fatto che questi addii al tricolore ci costano dal punto di vista della competitività; il contributo degli italiani all’estero si è rivelato spesso fondamentale per l’attività scientifica all’interno delle nazioni che li hanno “adottati”: nell’ultimo anno i ricercatori nostrani hanno depositato ben 8 scoperte e 66 brevetti.

Le mete più ambite: Germania, Gran Bretagna e non solo

Se la mobilità studentesca può essere considerata senz’altro un fattore positivo, c’è da segnalare che l’Italia spicca per essere uno dei pochissimi Paesi in cui la circolazione è praticamente a senso unico: i nostri ragazzi vanno via, anche solo per un master o un’esperienza formativa internazionale, e poi non tornano più. Le mete preferite sono Germania, Gran Bretagna, Argentina, Usa e Australia.