La famiglia Bin Laden compra le cave di marmo di Carrara. Made in Italy allo sbando

La famiglia del terrorista saudita fondatore di al-Queda sta chiudendo la trattativa per l’acquisizione di una quota della società che gestisce le celebri cave toscane di Carrara

La notizia di per se’, non stupisce: un’ennesima azienda italiana sta, purtroppo, passando in mani straniere. E’ un ritornello sentito e risentito in questi anni, da quando la crisi ha dato una dura lezione al Made in Italy e, soprattutto, agli imprenditori italiani.

Questa volta però è diverso: primo perché a passare di mano sono i pregiatissimi e famosissimi marmi di Carrara e, secondo, perché ad acquisire le cave sarà, con molto probabilità, un gruppo saudita legato alla famiglia di Osama Bin Laden. Un nome che fa sempre un certo effetto sentire.

La trattativa sembra essere in fase avanzatissima: tre famiglie di imprenditori locali - Piacentini, Volterrani e Gaspari - hanno firmato una lettera d’intenti col gruppo arabo Cpc (Construction products holding company), di proprietà dei Bin Laden, e si preparano a cedere il 50% della Marmi Carrara per una cifra compresa tra i 45 e i 50 milioni di euro. La Marmi Carrara è detentrice della concessione comunale di un terzo della cave carraresi. Quindi solo una parte delle cave diverrebbe saudita: una grossa parte rimarrebbe nelle mani di imprenditori locali e italiani.

L’ingresso degli arabi è visto da alcuni con sospetto, anche se molti a Carrara sono pronti a scommettere sulla bontà dell’investimento dei sauditi, che potrebbe portare nuova occupazione e nuove possibilità.

La famiglia Bin Laden, inoltre, fa affari da molti anni nella provincia toscana, visto che ha utilizzato i pregiati marmi aupuani per abbellire e arredare i suoi sontuosi palazzi in Arabia Saudita.

Il sindaco di Carrara Angelo Zubbani ricorda:

"Solo nel 2013 la famiglia Bin Laden che poco c’entra con Osama, ha portato lavoro a Carrara per 40 milioni di euro".

Una cifra più che riguardevole, che lascia intendere la serietà e la qualità dell’investimento dei sauditi, che potrebbero rilanciare un settore sempre più in difficoltà.