La Sea Watch è in acque italiane, Salvini: "schiero la forza pubblica”

La ong tedesca Sea Watch 3 è in acque territoriali italiane, la nave ha rifiutato l’alt intimidato dalla motovedetta della Guardia di finanza

Dalle 14.00 la nave Sea Watch 3 è in acque territoriali italiane, trattasi della nave che da 15 giorni vaga nel Mediterraneo con 42 migranti a bordo. Un annuncio che è stato dato direttamente dalla capitana Carola Rackete, che ha deciso di forzare il blocco ed entrare nel porto di Lampedusa: ”Ho deciso di entrare nel porto a Lampedusa. So cosa rischio ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo”.

Prosegue la ong tedesca sul proprio profilo Twitter: “nessuna soluzione politica e giuridica è stata possibile, l’Europa ci ha abbandonati. La nostra comandante non ha scelta. Basta, entriamo. Non per provocazione, per necessità, per responsabilità“. La nave non si è fermata nemmeno davanti all’alt intimidato dalla motovedetta della Guardia di finanza. La ong, che dovrebbe arrivare in porto verso le 17.00, ora rischia una multa da 10 mila a 50 mila euro.

La risposta di Salvini sulla Sea Watch

In una diretta Facebook il Ministro Salvini annuncia: "Per un giochino politico stanno mettendo a rischio i migranti. Useremo ogni mezzo legalmente lecito e necessario per bloccare questo scempio del diritto. L’Italia non può essere punto di approdo per i complici dei trafficanti di esseri umani. L’autorizzazione non la darò mai. Pretendiamo come Italia dignità e rispetto. Questo vale anche per i preti che dicono «ci penso io». Occupiamoci degli italiani. Avviso al comandante della Sea Watch, l’Italia non è più disposta ad accogliere i clandestini. Il comandante, il governo olandese, le autorità tedesche e i vertici dell’Unione europea risponderà di questo. Non sbarca nessuno, mi sono rotto le palle. Lo sappia quella sbruffoncella".

Prosegue dicendo in un post su Facebook: «Il governo olandese non può far finta di nulla: una nave battente bandiera dei Paesi Bassi ha ignorato i divieti e gli altolà e sta facendo rotta a Lampedusa. È una provocazione e un atto ostile: avevo già scritto al mio omologo olandese, e ora sono soddisfatto che l’Ambasciatore d’Italia all’Aja stia facendo un passo formale presso il governo dei Paesi Bassi.
L’Italia merita rispetto: ci aspettiamo che l’Olanda si faccia carico degli immigrati a bordo.»