Autore: Giacomo Mazzarella

Turchia - Grecia

L’esplosiva situazione nel Mediterraneo, si rischia una nuova guerra?

Giacimenti di gas e petrolio alla base delle frizioni tra Grecia e Turchia, e molti Stati mandano navi da guerra a sostegno di Atene

Turchia e Grecia sono ai ferri corti per via del loro comune e contrapposto interesse ai giacimenti di gas e di petrolio nel Mediterraneo Orientale. La situazione è seria, dal momento che nelle frizioni tra i due Stati, molti vedono vicino l’inizio di una ostilità che può andare oltre le semplici diatribe politiche e campanilistiche, oltre il semplice incidente diplomatico.

Per esempio, un interessante articolo sul sito “laleggepertutti.it” parla addirittura di venti di guerra nel Mediterraneo Orientale. Alla base di questa preoccupazione, il fatto che contro la Turchia e contro il suo discusso Presidente Erdogan, ci sia il Resto del Mondo. In pratica, da una parte Erdogan, dall’altra la Grecia che gode dell’appoggio di molti altri Stati. La vicinanza della zona di crisi all’Italia, mette a rischio la nostra Penisola, anche se i problemi maggiori per noi italiani potrebbero venire dai tanti interessi economici che la nostra Nazione ha nell’area interessata dalle frizioni.

L’area interessata è quella tra Cipro e Creta

Il Mediterraneo Orientale e le sue acque, sono notoriamente ricche di giacimenti di petrolio e gas. L’Occidente monitora con attenzione la situazione, che sembra preoccupare non poco visto che proprio l’altro giorno, il Ministro Tedesco, Heiko Mass, l’alter ego del nostro Luigi Di Maio, ha commentato la situazione con un eloquente “ ogni scintilla può portare alla catastrofe”.

La zona di mare dove ci sono questi importanti giacimenti si trova tra le isole di Creta e Cipro. E sono giacimenti a cui nessuno vuole rinunciare, ne la Grecia e nemmeno la Turchia. In effetti sembra che in quelle acque stia già lavorando una nave Turca scortata da una nave militare di Ankara. E si tratta di una nave adatta alle perforazioni. Le frizioni tra i due Stati hanno rischiato di diventare ostilità nel momento in cui una nave greca avvicinatasi a quella zona, ha urtato la nave militare turca, con una manovra che per poco non veniva considerata gesto di ostilità. Nessuno strascico su quanto accaduto è stato ufficialmente rilevato, anche se non sembra una coincidenza che nel frattempo nella zona sia arrivata una fregata francese accompagnata da caccia militari della aereonautica transalpina.

Erdogan fermo sui suoi passi

La situazione è bollente e si surriscalda sempre di più dal momento che anche il Presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha pubblicamente dichiarato che non ha alcuna intenzione di fermare l’estrazione di gas e petrolio nella zona, per lo meno fino alla fine di agosto. Il fatto che quella zona sia sotto la giurisdizione della Grecia, non cambia le cose perché proprio su questo diritto della Grecia, la Turchia rivendica il suo.

In altri termini, tutti e due i Paesi, cioè sia la Grecia che la Turchia pensano di avere il diritto di sfruttare questa parte di Mediterraneo Orientale, ritenendo in torto l’altro. E le operazioni militari della Grecia, avallate anche dalla Francia, continuano e sembrano una risposta alle dichiarazioni ferree di Erdogan. Tra l’altro tra Turchia e Francia non sembra correre buon sangue, perché sempre come si legge sul sito di informazione legale, ad inizio estate, alcune navi francesi si sono viste puntare i laser addosso da navi militari turche, solo perché le navi transalpine avevano cercato di fermare un grosso cargo turco sospettando che stesse portando armi in Libia.

Anche gli Stati Uniti e gli Emirati Arabi Uniti monitorano la situazione, e sono pronti ad inviare caccia e navi militari nella zona. Dal punto di vista militare per il momento l’Italia è estranea a tutto questo, ma il problema che ci riguarda da vicino è che l’Eni sta avendo dei veti da parte del governo turco, a traforare nella zona interessata.