Autore: Pasquale De Marte

Coronavirus

Quasi tutta Italia in zona gialla, Bassetti avverte: «Se sarà happy hour, torneremo presto in rosso»

Situazione Coronavirus: Bassetti spiega perché le zone gialle sono un’occasione, ma anche un rischio.

Quasi tutta Italia tra poco sarà zona gialla. Questo, di fatto, equivale a prendere respiro in quella che molti esperti definiscono “maratona contro il coronavirus”. Gli ultimi monitoraggi hanno fatto segnare un sensibile miglioramento dell’indice Rt e l’abbassamento della pressione sistemi sanitari.

Non è, però, il momento di abbassare la guardia, nonostante i segnali provenienti dall’epidemia potrebbero fa credere il contrario. E l’avvertimento arriva anche da chi come Matteo Bassetti, infettivologo del San Martino di Genova, ha sempre predicato solo la strada delle chiusure intelligenti, misurate alla situazione delle zone e non dei lockdown totali. Oltre a rifiutare in maniera netta la comunicazione troppo allarmistica.

Zone gialle: le regioni in giallo e da quando

Quali regioni diventeranno gialle? La notizia è che si fa prima a dire quali saranno arancioni. A restare in questa fascia resteranno, infatti, solamente:

  • Sicilia,
  • Sardegna,
  • Puglia,
  • Umbria,
  • provincia Autonoma di Bolzano.

Tutte le altre saranno in giallo. E l’elenco è davvero lungo: Lazio, Piemonte, Val d’Aosta, Marche, Friuli, Abruzzo, Lombardia, Veneto, Emilia, Calabria e Liguria si aggiungono a Campania, Toscana, Molise, Basilicata e Provincia Autonoma di Trento. Nessuna zona, al momento, è bianca. Ma anche il rosso è sparito dalla mappa nazionale.

Covid e zone gialle, le regole

Le regole della zona gialla sono meno stringenti rispetto a quelle presenti con il livello arancione e rosso. La differenza più rilevante è rappresentata dal fatto che dalle 5 alle 18 le attività di ristorazione possono operare con il servizio in loco. Aprono, dunque, bar, pizzerie e ristoranti, seppur in orario solo diurno.

Ovviamente rispettando le regole dei protocolli: dal distanziamento al numero limitato di persone non conviventi al tavolo (4). Nel resto della giornata potranno continuare ad operare, come in zona rossa ed arancione, con l’asporto e la consegna domicilio.

C’è totale libertà di movimento entro i confini regionali. Fino al 15 febbraio sono, però, vietati i movimenti al di fuori della regione, se non per comprovati motivi di lavoro, salute, necessità o ragioni contemplate dalle norme.

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Coronavirus, Bassetti avverte sui rischi

Al netto del coprifuoco (resta il divieto di circolazione dalle 22 alle 5) la zona gialla può essere considerata un’occasione di normalità. Il rischio è che, però, si interpreti questa fase come una sorta di “liberi tutti”.

A sottolineare questo aspetto è uno che, come Matteo Bassetti, confida sempre sul buonsenso degli italiani, su regole circoscritte a ciascun territorio e non si schiera mai a favore di misure generali. «Se la zona gialla - ha evidenziato in un’intervista a La Stampa - sarà un happy hour si creeranno nuovi focolai e torneremo presto in rosso».

L’infettivologo ha sottolineato come quello che si sta per profilare è una sorta di banco di prova dove si andrà a testare la capacità di convivenza con il virus. «Grazie - ha aggiunto - a distanze, gel, divieti di assembramenti, bar e ristoranti chiusi la sera».

Parole mirate a sottolineare come l’attenzione va tenuta alta, anche perché i meccanismi di valutazione epidemiologica contemplano la possibilità che una zona, in caso di aumento de contagi, possa tornare in arancione prima e poi in rosso. «Gli italiani - ha aggiunto Bassetti - devono sapere che il futuro dipende da loro. Se si arriva ad un lockdown è perché non si colgono occasioni come questa. E mi rivolgo soprattutto ai ragazzi».

Covid: zone, vaccino e lockdown, il pensiero di Bassetti

Bassetti ha, inoltre, messo in rilievo come bisognerà convivere con l’idea che si possano individuare nuove ondate e focolai fino a quando l’80% della popolazione non sarà vaccinato. I tempi per arrivare al traguardo al momento sembrano lunghi. «Zone gialle e scuole sono - ha detto l’infettivologo - un rischio, ma dobbiamo essere in grado di farvi fronte perché l’alternativa sarebbe il lockdown perenne che uccide economia e società».

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