Autore: Redazione

Tassazione - Mercato immobiliare

Investire nel mattone? Non conviene più, ecco perché

L’edilizia è sempre stata un settore trainante dell’economia italiana, ma ora investire sul mattone non conviene più, ecco perché.

Investire nel mattone? Comprare una casa per fare un investimento? Non conviene più. E’ finita un’era.

Se prima per garantirsi guadagni di lungo termine, investire sul mattone era la scelta più efficace ed efficiente, oggi non è più così. Il trend è cambiato.

L’edilizia è stato il settore trainante della nostra economia per anni, ma oggi sembra aver trovato un ostacolo insormontabile: la pressione fiscale.

Il Sole24Ore ha condotto un’indagine a riguardo da cui è emerso che il mix di tasse, IMU, Tasi, IRPEF, nonché le spese straordinarie, come quelle condominiali, riescono a consumare il canone medio incassato dal locatore addirittura fino al 65%, ben oltre la metà. Insomma, tasse sempre più alte e affitti sempre più in calo.

Affittare una casa non conviene più anche perché il locatore deve far fronte ad una serie di inconvenienti, tra cui:

Alcuni di questi aspetti sono spiegati da Corrado Sforza Fogliani, presidente di Confedilizia:

"Il patrimonio edilizio italiano invecchia rapidamente, in larga parte è stato costruito negli anni 60 e 70 e oggi richiede interventi costosi. Il catasto, fin dall’Ottocento, ha sempre considerato al 30% della rendita l’incidenza delle spese e degli imprevisti, ed è importante che se ne tenga conto anche nella riforma del catasto ora in fase di avvio, visto che oggi i proprietari non hanno la possibilità di dedurle analiticamente. Ogni discorso sull’immobiliare non può prescindere dal fatto che la pressione fiscale ha raggiunto punte pari al 70-75% del rendimento lordo, unito con il fatto che oggi di vero mercato non ce n’è".

Il mercato degli immobili è ormai in stallo da anni, a causa della crisi, della disoccupazione, della difficoltà di concedere mutui e, spesso, di cause ignote, perché anche quando sembra essere tutto in regola chiedere un mutuo sembra impossibile, come vi abbiamo raccontato tempo fa grazie ad un’inchiesta di Altroconsumo.

La situazione nelle città italiane

Come è la situazione nelle città italiane? Dove è ancora conveniente investire nel mattone? Dall’indagine condotta dal quotidiano è emerso che una delle città più tartassate è Lecco: qui per la cedolare secca ci si gioca il 47% del canone incassato, tra imposte e spese di manutenzione. Se la passano male anche città come Padova, Viterbo, Torino, Pordenone e Verona, dove le percentuali oscillano oltre il 50%.

Migliora la situazione a Messina, dove le spese a carico del locatore sono pari a circa:

  • il 37% del canone incassato nel caso di cedolare cedolare secca;
  • il 55% nel caso di tassazione ordinaria.

Situazione analoga a Pistoia, Lucca, Rimini, Sassari e Palermo.

Sempre da questi dati possiamo fotografare anche la situazione delle grandi città come Milano e Roma.

Nel capoluogo lombardo su un canone medio di locazione di circa 13.000 euro, il proprietario potrà contare su:

  • 8.000 euro, nel caso di cedolare;
  • 5.500 euro nel caso di tassazione ordinaria.

Nella Capitale i locatari restano con 9.700 euro (cedolare) o 6.500 euro (tassazione ordinaria); a Napoli con 7.000 euro (cedolare) o 4.800 euro (tassazione ordinaria).

Nella giungla delle tasse si salva Sassari, dove ancora conviene investire in un appartamento da dare in affitto, perché, con la cedolare secca o meno, la città conquista bei risultati se si considera la percentuale del ritorno sul capitale investito per l’acquisto della casa.

Per scoprire il peso della tassazione su un’abitazione affittata a canone libero e il ritorno% sul prezzo di mercato dell’immobile in tutte le città italiane guarda il PDF.