Autore: G.M

Pensione

14
Mag

Incassano le pensioni di persone decedute, blitz della Guardia di Finanza in Calabria

Denunciati quelli che incassavano le pensioni e segnalati alla Corte dei Conti dipendenti dei Comuni che omettevano di segnalare i decessi

Quando un pensionato muore, la pensione cessa di essere pagata dall’Inps a partire dalla data di decesso. Questo a meno che una parte della pensione non venga passata tramite reversibilità a coniuge o eredi aventi diritto. Il Comune di residenza del defunto, o meglio gli uffici anagrafe o stato civile dello stesso Comune, hanno l’obbligo di segnalare all’Inps (ma anche all’Agenzia delle Entrate) la morte del pensionato. Lo strumento tecnico a disposizione degli uffici comunali per l’espletamento di questa pratica si chiama Ina-Saia ed è uno strumento digitale.

Tutto in tempo reale quindi grazie a strumenti informatici e banche dati che hanno ridotto drasticamente il numero di pensioni prima erogate e da restituire da parte degli eredi del pensionato defunto o altre problematiche simili. Proprio le banche dati sono quelle utilizzate dalla Guardia di Finanza di Locri in Calabria per bloccare una truffa all’Inps da parte di persone che da anni continuavano a percepire le pensioni di parenti deceduti. Ma come è possibile una cosa simile se le dotazioni informatiche oggi a disposizione degli enti sono di altissimo livello? Il sistema messo in atto per questa truffa, tra le altre cose era abbastanza semplice. Resta il fatto che la Guardia di Finanza, coadiuvata dagli uffici territoriali dell’Inps ha messo fine a questa truffa.

Denunce e segnalazioni

“Vita eterna”, così è stata chiamata l’operazione delle Fiamme Oro che ha bloccato questa situazione che si protraeva da anni. Una operazione complessa e articolata da parte della Guardia di Finanza che ha preso a riferimento dagli uffici anagrafe dei comuni interessati, circa 6.000 nominativi di persone decedute per poi incrociarli con i dati relativi alle pensioni che gli stessi percepivano prima della morte. È così emerso che molte pensioni di questi soggetti non più in vita erano ancora attive e non erano mai state cancellate perché in alcuni casi l’Inps non era a conoscenza del decesso. Addirittura l’Inps per molte di queste persone continuava a rilasciare annualmente la Certificazione Unica dei redditi.

In pratica, le pensioni di questi soggetti erano tuttora in pagamento. Sono in tutto 15 le persone denunciate per appropriazione indebita di trattamento previdenziale da parte degli inquirenti, Si tratta di coloro che continuavano a incassare la pensione del loro parente o conoscente defunto. A questi vanno aggiunti 19 persone che sono state segnalate alla Corte dei Conti per evidenti inadempienze nel dovere di lavoratore pubblico. Si tratta di dipendenti comunali che non avevano segnalato che i titolari di questi assegni pensionistici erano deceduti.

Il sistema dei bancomat

Un parente di uno dei deceduti, dal 2014 aveva continuato ad incassare la bellezza di 100.000 euro di pensione, a questo punto non spettante. Infatti l’Inps dopo l’operazione della GDF ha bloccato i pagamenti di queste prestazioni previdenziali. Il sistema utilizzato non ha niente di eclatante e di fantasioso. Infatti questi soggetti continuavano a percepire la pensione tramite i comuni bancomat, intestati al defunto fino alla naturale scadenza della tessera magnetica delle banche o delle poste, oppure utilizzando un proprio bancomat, cointestato con il pensionato non più in vita.