Imprese Italia: la difficoltà di accesso al credito e le soluzioni ancora vincenti

Due rapporti della Confcommercio e della Cgia di Mestre illustrano la situazione italiana su credito alle imprese e professioni in grado sopravvivere alla crisi

Desolante quadro della Confcommercio riguardo al credit crunch italiano: nel quarto trimestre 2013 sono sempre meno le imprese italiane che riescono ad avere accesso al credito. Solo il 2,6% delle aziende di casa Italia, infatti, negli ultimi tre mesi dello scorso anno si è vista concedere un fido dalle banche. Si tratta del livello più basso raggiunto dal 2009.

Dal recente rapporto della Confcommercio emergono anche altri dati preoccupanti. Non solo, su 1000 aziende sono solo 26 ad essere finanziate, ma più della metà delle imprese italiane operanti nel terziario non riesce a far fronte al proprio fabbisogno finanziario. In questo specifico segmento c’è stato un peggioramento repentino e, allo stesso tempo vertiginoso: se, infatti, nell’ultimo trimestre del 2012 era il 29,9% delle imprese del terziario a non riuscire a rispettare i propri impegni economici, nello stesso periodo dello scorso anno si è passati al 51,5%.

Se i dati relativi al terziario sono tutt’altro che rosei e non fanno intravedere spiragli di uscita dalla crisi, la situazione cambia radicalmente per altri settori del mercato italiano. Un altro rapporto, stavolta stilato dalla Cgia di Mestre, in seguito all’analisi di dati forniti dalle Camere di Commercio italiane, ha evidenziato che esistono ancora tutta una serie di mestieri che sono ancora in forte espansione, nonostante la crisi economica. Si tratta in alcuni casi di professionalità nuove che hanno saputo cavalcare le mode del momento mentre, in altri casi, sono quei mestieri che, producendo beni di prima necessità, meno risentono delle stretta economica applicata dai consumatori.

Più nello specifico, il rapporto della Cgia segnala attività artigianali quali pizzerie al taglio, gastronomie, rosticcerie, friggitorie, addetti alle pulizie, estetiste, serramentisti, panettieri, giardinieri, gelatai, pittori e imbianchini. Questi mestieri sono riusciti a battere la crisi segnando una crescita netta, sancita dalla creazione di almeno 24.000 nuovi posti di lavoro: un numero che, a grandi linee, corrisponde a quello dei dipendenti della Fiat presenti in Italia.

Il rapporto della Cgia pur sottolineando che questi incrementi vanno interpretati con molta cautela perché molte delle categorie elencate sono composte da un numero di attività abbastanza contenuto e, quindi, bastano piccoli incrementi in termini assoluti per far aumentare a dismisura il dato percentuale, riserva anche altre sorprese di non poco conto.

Un’analisi attenta dei trend di crescita relativi alle attività artigianali negli ultimi quattro anni (2009-2013) mostra, infatti, quali siano le attività che hanno messo a segno lo sviluppo più marcato: i tatuatori, con il +442,8% hanno ottenuto la variazione più positiva, seguiti nella graduatoria dai pasticceri, con +348%, dai pellettai, con +216,3%, dagli addetti alle pulizie, con +199,1% e dai disegnatori grafici, con +189,8%.