Autore: Redazione

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Immigrazione e integrazione: spiagge pulite grazie a una cooperativa di senegalesi in Liguria

La cooperativa di immigrati senegalesi pulisce le spiagge della Liguria, un esempio di riqualificazione del territorio e integrazione sociale.

Spiagge più pulite: questo l’obiettivo di un gruppo di immigrati senegalesi che ha aperto una cooperativa in Liguria. Fra le attività principali dell’organizzazione c’è la riqualificazione del territorio.

Oltre a mantenere il decoro pubblico e la sicurezza, la cooperativa di senegalesi fa opera di vigilanza e ripristino di edifici storici in disuso e anche di terreni agricoli.

Esempio in Liguria: cooperativa di immigrati per spiagge pulite

La buona notizia, a testimonianza di una integrazione sociale possibile, arriva pochi giorni dopo i tragici eventi riguardanti l’accoglienza dei rifugiati in Italia.
Ricordiamo che dopo la chiusura delle frontiere francesi molti immigrati di origine africana sono stati costretti a dormire sugli scogli nei pressi di Ventimiglia.

L’accordo di Dublino e i negoziati sull’accoglienza dei migranti

Successivamente abbiamo assistito ad una negoziazione da parte delle maggiori autorità politiche italiane circa la responsabilità di tutti i Paesi europei nei confronti dei rifugiati politici.

Secondo l’accordo di Dublino, infatti, questi sono obbligati a chiedere asilo nel Paese europeo dove inizialmente sbarcano. Ovvio che l’Italia, per la sua posizione geografica nel Mediterraneo, sia un punto molto strategico per fare da ponte nelle rotte migratorie sulla via per il Nord Europa. Sappiamo infatti che le vere destinazioni sono soprattutto Germania, Svezia e Danimarca.

Immigrati e integrazione, l’opinione dell’esperto

Gianfranco Schiavone, che fa parte del consiglio direttivo di Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione), sottolinea come sia importante introdurre dei percorsi di normalità. E’ inevitabile che gli immigrati passino attraverso brevi periodi di permanenza nei centri di accoglienza ma poi devono integrarsi.
Perché ciò sia possibile, si può fare riferimento al modello di Trieste, una città come tante in Italia che però è da secoli un crocevia di popoli.

L’esperienza di Trieste: più economica l’ospitalità in appartamento di quella d’emergenza

Ospitare i rifugiati in appartamento, anziché nei centri di accoglienza, significa risparmiare molti costi di gestione, come quelli per il catering e per la sorveglianza, che vengono azzerati. Il denaro non speso può essere usato per moltiplicare gli interventi.
Un’organizzazione del genere lascia la qualità inalterata quando non la migliora.

Viste queste premesse, si spera che gli esempi virtuosi possano diffondersi per abbandonare sempre di più il modello dell’emergenza e lasciare il posto a quello della normalità.