Ilva: «il decreto è una nazionalizzazione di fatto». Creato un pericoloso precedente, scoppia la polemica

La decisione è finalmente arrivata. Dopo mesi e mesi di parole, proteste e dibattiti si è arrivati ad un punto. Il problema è che questo punto potrebbe creare un pericoloso precedente legislativo nel nostro Paese.

Con un apposito decreto il Governo ha commissariato il colosso siderurgico tarantino mettendo in atto una vera e propria nazionalizzazione di fatto dell’Ilva che rischia di diventare solo la prima (illustre) azienda soggetta a provvedimenti della medesima tipologia.

A dirlo sono numerosi esperti tra cui Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda e gli analisti dell’Istituto Bruno Leoni che hanno espresso chiaramente il loro disappunto sulla scelta fatta dall’esecutivo italiano in merito all’impresa siderurgica tarantina.

Il Decreto

Pubblicato il 4 giugno 2013 sulla Gazzetta Ufficiale, è entrato in vigore il DL 61 / 2013 che stabilisce il commissariamento dell’Ilva.

All’articolo 1 si chiarisce come il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio, possa deliberare il commissariamento straordinario di un’impresa di particolare interesse strategico nazionale ai sensi dell’articolo 1 del decreto-legge 3 dicembre 2012, n. 207, convertito dalla legge 24 dicembre 2012, n. 231.

Il commissariamento si prolungherà per 12 mesi (prorogabili fino ad un massimo di 36) durante i quali il commissario avrà i poteri e le funzioni svolte dall’amministrazione dell’impresa. I titolari della suddetta sono inoltre sospesi dall’attività per l’intera durata del provvedimento.

Viene nominato inoltre un comitato formato da tre esperti con il compito di proporre al Ministro un piano d’azione riguardante le attività di tutela ambientale e sanitaria dei lavoratori e della popolazione e di prevenzione del rischio di incidenti rilevanti.

L’articolo 2, che si riferisce direttamente al commissariamento dell’Ilva, spiega che:

“I presupposti di cui al comma 1 dell’articolo 1 sussistono per la s.p.a. ILVA avente sede a Milano”

.

Le polemiche

Il primo a scagliarsi contro il provvedimento è stato Antonio Gozzi, Amministratore Delegato di Duferco Group , azienda attiva nel settore siderurgico internazionale.
Gozzi, sulle pagine de Ilsole24ore, scrive parole di fuoco:

“Pur comprendendo lo stato di grave emergenza in cui il Governo si è trovato a operare (grave urgenza ricordiamolo provocata dal sequestro della «cassa» dell’Ilva nella tesoreria centralizzata operato dai magistrati di Taranto) non si può accettare uno spossessamento così grave e radicale della proprietà, assunto non sulla base di norme presenti nel nostro ordinamento, ma da un inedito commissariamento di origine «ambientale» deciso sulla base di presunte inadempienze all’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) contestate «inaudita altera parte».

Duro anche Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda che parla di:

’’uno Stato assente e incapace per anni di svolgere il suo ruolo nella negoziazione della tutela ambientale, che si trasforma ex post in uno stato punitivo, che porta alla chiusura di pezzi fondamentali dell’industria italiana o, in alternativa, alla loro nazionalizzazione di fatto’’.

Di nazionalizzazione parla anche l’Istituto Bruno Leoni che, nelle pagine del suo sito web, sottolinea come il decreto legge sull’Ilva potrebbe trasformarsi in un pericoloso, nonché gravissimo precedente che consentirà allo stato di applicare medesimi provvedimenti anche in altre occasioni:

Il decreto legge per l’ILVA, approvato il 4 giugno, non è un decreto sull’ILVA.
Le fonti informative, compresi gli uffici stampa del governo, parlano sì di un provvedimento adottato per commissariare l’ILVA, ma il decreto porta nome e cognome solo nella parte motivazionale iniziale, che non è vincolante ma serve a spiegare i presupposti di necessità e urgenza dei decreti legge. Nella parte provvedimentale, invece, non ci sono nomi e cognomi, ma in via generale si dispone che il Consiglio dei ministri possa commissariare un’impresa che gestisca uno stabilimento di interesse strategico nazionale e la cui attività produttiva abbia comportato e comporti pericoli gravi e rilevanti per l’integrità dell’ambiente e della salute.
Un decreto per l’ILVA, quindi, ma non solo sull’ILVA, dal momento che potrà applicarsi anche a future, non ancora prevedibili situazioni.

Insomma, quando si parla di ILVA, le polemiche sembrano non trovare mai una fine. Nonostante le rassicurazioni del Governo riguardanti la restituzione della proprietà ai vertici dell’azienda alla fine del commissariamento, ad oggi sono in molti ad avere seri dubbi riguardanti il decreto. Una nazionalizzazione? Un esproprio? Un precedente? Tra chi lo giudica così e chi lo considera un atto dovuto sulla base della gravità della situazione forse un punto d’incontro non si troverà mai. Intanto, speriamo che a farne le spese non siano quei lavoratori troppo a lungo martoriati dal “caso ILVA”.