Autore: Giacomo Mazzarella

Datore di lavoro - Lavoro

Il datore di lavoro è sanzionato se non rispetta orario di lavoro e riposi per il lavoratore

Sanzioni pesanti per i datori di lavoro che sfruttano i lavoratori sugli orari e sui mancati riposi.

Riposo giornaliero e settimanale e orario di lavoro dignitoso e in linea con il Contratti Collettivi sono autentici diritti del lavoratore e autentici obblighi del datore di lavoro. Non esiste contratto collettivo in nessun settore lavorativo che non preveda una durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale o che non preveda delle ore di riposo per il lavoratore o delle pause di servizio tra un turno di lavoro e l’altro.

Oltre ai Ccnl anche la Costituzione fissa delle regole imprescindibili in un rapporto di lavoro. La materia però è suscettibile oltre che di dubbia interpretazione, anche di pratiche per lo più illecite che vengono segnalate un po’ in tutti i settori. Una cosa da sottolineare però è che la legge prevede sanzioni pesanti per i datori di lavoro che non rispettano i principi costituzionali e le regole dei Contratti Collettivi.

Orario di lavoro e riposi, la legge prevede regole ferree

Violare la disciplina degli equi orari di lavoro e dei riposi, espone inevitabilmente il datore di lavoro a sanzioni particolarmente onerose. Sanzioni che se riguardano datori di lavoro con più dipendenti, possono diventare enormemente pesanti. Infatti la norma generale prevede sanzioni calcolate per ogni singolo dipendente sul lavoro del quale si verifichino queste violazioni.

In linea generale, anche se ogni Ccnl può derogare un po’ a questi limiti, un lavoratore subordinato o un lavoratore dipendente non può essere impiegato per più di 40 ore settimanali.

Ma è la media in un determinato periodo quella che va presa a riferimento. Infatti l’orario di lavoro massimo previsto non può superare la media di 48 ore a settimana su un periodo massimo di calcolo di questa media, limitato a 4 mesi (salvo deroghe particolari previste dai Ccnl che possono elevare il limite a 6 mesi).

Come dicevamo, i Ccnl, a seconda della categoria di appartenenza, possono produrre deroghe a questo limite. Ma possono intervenire in riduzione e non in aumento.

Il datore di lavoro che viola questi limiti di orario rischia una sanzione che va da 200 a 1.500 euro per lavoratore singolo. Se la violazione riguarda più di 5 lavoratori, la multa per singolo dipendente può arrivare anche a 3.000 euro. Stessa cosa se la violazione è reiterata, cioè nei casi di recidiva. Più dipendenti sono coinvolti in questa violazione più sale la multa, perché se tale inadempienza riguarda più di 10 lavoratori, la multa può arrivare a 10.000 euro.

Adempimenti del datore di lavoro, riposi e pause

In capo al datore di lavoro, oltre al rischio multa, anche un adempimento. Infatti se si superano le 48 ore di lavoro, a prescindere dal numero di lavoratori coinvolti, ma a condizione che tale situazione riguardi aziende con un organico di almeno 10 dipendenti, il datore di lavoro deve produrre informativa alla Direzione provinciale del lavoro, cioè all’ex Ispettorato del Lavoro.

Il datore di lavoro può richiedere lavoro straordinario, ma entro determinati limiti e come prevedono i vari Ccnl. In assenza di disciplina, la regola generale sul lavoro straordinario è che questa tipologia di attività non può essere superiore a 250 ore per anno di lavoro. Il datore di lavoro che viola questo limite o viola il limite previsto dallo specifico Ccnl, va incontro a sanzione da 25 euro a 1.032 euro.

Multe anche per i mancati riposi. Infatti il lavoratore ha diritto a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore e se l’orario di lavoro supera le 6 ore consecutive, il dipendente ha diritto alla pausa. Non concedere riposi o pause (10 minuti almeno se la situazione non è contemplata dal Ccnl) prevede in capo al datore di lavoro una sanzione da 100 a 300 euro che sale a 2.000 e 3.000 euro per i casi di recidiva o per datori di lavoro con, rispettivamente, più di 5 e più di 10 dipendenti coinvolti.

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