Autore: Claudia Dierna

Coronavirus

6
Apr 2020

I segreti per capire, gestire e superare il «panico da contagio» del coronavirus

Terza intervista al medico, neurologo, psichiatra e psicoterapeuta Stefano Ciani sugli effetti psicologici che avvengono nelle persone per causa del Covid-19

La società in cui viviamo oggi è subissata da una mole ingente di informazioni macinate dagli strumenti di comunicazione di massa - televisione, radio, giornali, internet - che ci dicono dettagliatamente cosa succede ora dopo ora, minuto per minuto, istante dopo istante. Nel caso poi in cui il protagonista assoluto delle nostre news è un virus come il Covid-19, che può colpirci tutti, diventa inevitabile chiederci se tutta questa infodemia – neologismo che indica la circolazione convulsa e pandemica di informazioni - non crei ed alimenti quotidianamente il panico nelle persone, che potremmo appunto definire “panico da contagio del coronavirus”. E’ necessario, quindi, chiedere aiuto agli esperti per capire cosa succede e come comportarci: per questo ci siamo rivolti al medico, neurologo, psichiatra e psicoterapeuta Stefano Ciani.

La situazione attuale di forte panico da noi definito “panico da contagio” che le persone stanno vivendo a causa di questa pandemia quali riflessioni, sensazioni e turbamenti può generare in noi?

La nuova realtà destabilizzante con cui siamo chiamati a misurarci adesso alimenta in noi paure dettate non solo dalla presa di coscienza che questo virus esiste e ha una natura pandemica, ma anche dalla snervante preoccupazione che porta a domandarsi “ma domani può toccare a me ed ai miei cari, ma se esco a fare la spesa e poi non disinfetto bene tutto, rientrando a casa, cresce il pericolo del contagio? Quanto durera’ il rischio di contagio, un mese, due mesi? Quanto potrò resistere stando chiuso ed isolato a casa senza avere contatti sociali reali nel mondo esterno?” Sono tutte domande martellanti che noi ci poniamo senza poter avere risposte certe.

“Il panico da contagio” è frutto del timore che abbiamo di ammalarci, della consapevolezza che non siamo immuni, che tutti quanti noi siamo “ dentro il raggio di azione della malattia” . Ovviamente, a monte, c’e’ la difesa individuale data dalla atavica paura di perdere la propria salute ed dal bisogno di preservarla dai pericoli e minacce circostanti, il tutto insito nella natura umana stessa.

Cosa provoca in noi questa infodemia di notizie che ci trasmettono continuamente i mass media sull’argomento coronavirus?

Sicuramente la mancanza di una rassicurazione concreta, precisa e univoca da parte delle istituzioni e della scienza, ovviamente per una loro impossibilità oggettiva, sulla durata del pericolo di contagio genera in noi un malessere che viene incrementato notevolmente dalla mole di notizie non sempre concordanti da cui veniamo quotidianamente “bombardati” che alimentano i nostri dubbi e le nostre incertezze: notizie su quando arriverà il picco e la conseguente fase discendente della curva dei contagi, sul dato relativo al numero di persone contagiate, notizie che ci dicono se il contagio sta diminuendo o aumentando e di quanto, se è stata trovata una cura efficace per tutti, se è stato trovato un vaccino, se le ricerche medico-scientifiche si stanno avvicinando ad una soluzione e, quindi, se ci sarà a breve una svolta o meno etc.

Poi mano mano che ci documentiamo sempre di più sulla natura del coronavirus Covid-19, le nuove informazioni acquisite sul contagio e la modalità di trasmissione, che è di vitale importanza conoscere al fine di cautelarci meglio, diventano sicuramente fonte di panico come ad esempio il sapere che si può essere asintomatici, avere l’incubazione del virus nell’organismo e poterlo trasmettere, con effetti potenzialmente letali, a persone a noi care con patologie pregresse o dal sistema immunitario compromesso, senza neanche manifestare sintomi e, quindi, in definitiva, senza nemmeno saperlo, senza accorgersi di niente, senza poter sostenere gli accertamenti medici necessari al fine di curarci.

Ma in realtà che cosa è il panico ?

Innanzitutto bisogna differenziare il panico dalla paura: la paura è una reazione emotiva del tutto naturale provocata da una situazione reale e contingente di pericolo e si pensi che, ad esempio in natura, per quanto riguarda gli animali, la paura genera in loro una reazione di arresto, cioè l’istinto li porta a fermarsi, bloccarsi nelle situazioni in cui viene avvertito un pericolo per la propria vita.

Il panico, invece, è una sensazione di paura o terrore che può essere sia soggettivo che collettivo, perlopiù improvviso, che non nasce da una riflessione razionale, ma emerge e si sviluppa in presenza di una circostanza che comporta un pericolo per la vita della persona: un pericolo reale – come quello attuale di contagio del coronavirus – o presunto ed immaginario, paventato solo nella propria mente.

Il panico può indurre anche ad atti inconsulti: si pensi al panico collettivo che si può tramutare in una vera e propria isteria di massa in alcuni casi in cui un gruppo numeroso di persone viene avvertito, in modo allarmistico, di trovarsi di fronte ad imminenti eventi di pericolo per tutti che scatenano la reazione di accalcarsi disordinatamente nella fuga per andare verso vie d’uscita che costituiscono un’ipotetica salvezza, senza seguire un vero e proprio criterio logico (ad esempio, si pensi ad ipotesi di panico collettivo in un cinema dove si comincia a gridare che e’ scoppiato un incendio o al centro commerciale dove si grida che c’e’ una bomba).

Come potremmo definire “il panico da contagio”?

Premesso questo,“il panico da contagio” lo possiamo definire come una reazione psico-fisica ad un evento potenzialmente letale, come il contagio del coronavirus Covid-19 appunto, che è caratterizzata da tutta una serie di sintomi di malessere psicologico e fisico: tra i sintomi psicologici i più frequenti c’’e’ la sensazione di perdere il proprio equilibrio mentale, la paura ingiustificata di morte imminente, la sensazione di perdere contatto con la realtà e perfino di impazzire.

Dott. Ciani lei ha parlato dei sintomi di tipo psicologico dettati dal “panico da contagio”: può illustrarci quali sono, invece, i sintomi di tipo fisico, di tipo psicosomatico?

I disturbi psicosomatici più frequenti possono essere: nausea, capogiri, debolezza muscolare, sensazione di svenimento, difficoltà respiratorie, aumento della sudorazione, tachicardia, palpitazioni e tremore generalizzato in tutto il corpo.

Come può incidere “il panico da contagio” sulla quotidianità delle persone, come può alterarla?

Il panico in se stesso, in effetti, cambia lo stile di vita delle persone, ovvero chi è soggetto a panico può adottare comportamenti sempre più restrittivi nella propria vita in risposta all’idea che fare determinate cose può costituire un motivo di danno per lui in uno scenario mentale negativo, il quale scenario, a sua volta, può avere un fondamento reale o meno. Tutto questo gli provoca uno stato d’ansia accompagnato da comportamenti evitanti che si traducono nella decisione di non compiere tutti quelli atti usuali della nostra esistenza come ad esempio prendere l’aereo, il treno, la metropolitana, i mezzi pubblici in generale etc.

“Il panico da contagio” ovviamente esaspera tutti gli atteggiamenti di cui abbiamo parlato sopra, portandoci a compiere gesti considerati da molte parti eccessivi, ma pur sempre plausibili e comprensibili nella condizione attuale di estrema paura di essere contagiati e ammalarsi, quali disinfettare la frutta appena comprata e la spesa appena acquistata, togliere immediatamente i vestiti, appena si rincasa, e metterli subito in lavatrice, togliersi le scarpe all’ingresso di casa quando si ritorna, pulire ossessivamente il proprio appartamento, tutte azioni, queste appena elencate, che normalmente, nella vita ordinaria di tutti i giorni, non fanno parte della nostra quotidianità.

Che consigli ci può dare dott. Ciani, per gestire e superare “il panico da contagio”?

Il mio consiglio è semplicemente non gestirlo da soli: in tutte le situazioni catastrofiche il modo migliore per affrontarle è gestirle insieme a persone che ti vogliono bene, ti sono emotivamente vicine come familiari e amici per parlarne e discuterne, anche a distanza, in termini non solo pessimistici, alimentando reciprocamente, nel dialogo, la fiducia nelle nostre istituzioni e nella medicina che ogni giorno lavora alacremente per trovare una cura ed un vaccino.

Dal punto di vista scientifico è utile pensare alle mutazioni genetiche sempre più adattative alla vita che i virus maturano: per sopravvivere perdono progressivamente la loro virulenza, perché mantenendola a lungo rischiano di sterminare l’ospite prima che quest’ultimo abbia la possibilità di propagare il contagio ad altri organismi in cui possano riprodursi e moltiplicarsi.

Pertanto la conseguenza è che il virus, ed il coronavirus non fa eccezione, deve perdere la sua carica aggressiva, la sua virulenza per sopravvivere nell’organismo umano e viaggiare sempre più facilmente da un individuo all’altro, diventando un virus con cui l’uomo potrà convivere come quello dell’influenza e del raffreddore.