Autore: B.A

Coronavirus

20
Giu

«I nuovi positivi Covid non sono contagiosi, stop alla paura»,la teoria di Remuzzi

I nuovi positivi al Coronavirus secondo professore, non contagiano.

Il coronavirus è al centro di un costante e piuttosto accesso dibattito nel mondo scientifico e medico. Tutti dicono di continuare a prestare attenzione, ma sulla pandemia allo stato attuale, le teorie spesso sono conflittuali e discordanti.

Molto discusse le teorie di Alberto Zangrillo, direttore delle Unità di anestesia e rianimazione generale dell’ospedale San Raffaele di Milano, accusato di essere «troppo» ottimista sul virus, al pari di Marco Bassetti, Direttore della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino di Genova.

Ieri un altro esperto ha prodotto una tesi che sicuramente farà anch’essa discutere e sarà criticata da chi crede e sottolinea ancora la grande pericolosità del coronavirus. Stavolta a gettare acqua sul fuoco sulla paura che milioni di italiani hanno sul Covid-19, ci ha pensato il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche Farmacologiche Mario Negri.

La carica virale è diventata molto bassa

In una intervista il professor Remuzzi, direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, ha prodotto parole di fiducia sulla lotta al coronavirus. Alla domanda se fosse o meno il caso di chiudere nuovamente la Lombardia, Remuzzi ha risposto di no.

La Lombardia ancora oggi è la Regione italiana dove si registra il maggior numero di contagi. Ogni giorno nel bollettino della Protezione civile, la Lombardia in quanto a nuovi casi di coronavirus, incide sempre oltre il 60% sul dato nazionale. Ma per Remuzzi, chiuderla non avrebbe senso.

Il Professore infatti ha ribadito come «l’Istituto superiore della Sanità e il governo devono rendersi conto di quanto e come è cambiata la situazione da quel 20 febbraio ormai lontano. E devono comunicare di conseguenza. Altrimenti, si contribuisce, magari in modo involontario, a diffondere paura ingiustificata». Secondo Remuzzi, la carica virale è diventata piuttosto bassa e sarebbe il caso di smetterla con gli allarmismi che infondono paure nella popolazione.

In arrivo un nuovo studio

«Bisogna spiegare cosa sta succedendo alla gente, che giustamente si spaventa quando sente quei dati. Qui all’Istituto Mario Negri stiamo per pubblicare uno studio, che contiene alcune informazioni utili per capire», così Remuzzi ha anticipato un nuovo studio in via di pubblicazione.

Il professore poi, ha spiegato tecnicamente qualcosa di meglio loro importante sui tamponi.

«Per la ricerca del virus si usa la tecnica della reazione a catena della Pcr, in grado di amplificare alcuni specifici frammenti di Dna in un campione biologico. Il genoma del coronavirus presente sui tamponi, ovvero l’Rna, viene trascritto a Dna e amplificato mediante tecnica Pcr, che aumenta enormemente il materiale genetico di partenza. Più elevato è il contenuto sul tampone di Rna, quindi di virus, e meno dovrà essere amplificato». In termini pratici, secondo Remuzzi c’è più di qualche dubbio sui tamponi e sui risultati che essi danno.

«Abbiamo condotto uno studio su 133 ricercatori del Mario Negri e 298 dipendenti della Brembo. In tutto, quaranta casi di tamponi positivi. Ma la positività di questi tamponi emergeva solo con cicli di amplificazione molto alti, tra 34 e 38 cicli, che corrispondono a 35.000-38.000 copie di Rna virale», questo ciò che ha detto l’esperto, che ribadisce come i casi di positività al coronavirus adesso, hanno una carica virale molto bassa, non contagiosa.

«Li chiamiamo contagi, ma sono persone positive al tampone. Commentare quei dati che vengono forniti ogni giorno è inutile, perché si tratta di positività che non hanno ricadute nella vita reale», così Remuzzi che in pratica dice che i numeri vi positivi non sono contagiosi.