Green pass per bar e ristoranti? Il punto della situazione

Da giorni si discute della possibilità di importare il modello francese che prevede il green pass per quasi ogni aspetto della vita sociale

Il Green pass per andare nei bar e nei ristoranti può davvero diventare realtà? È una domanda a cui, quantomeno per l’Italia, occorrerà del tempo per poter rispondere con certezza. Il dato certo è che il modello francese prevede che per accedere a momenti di socialità di questo tipo sarà necessario avere la certificazione verde.

Occorrerà cioè aver completato la vaccinazione, essere guariti dal Covid al massimo nei sei mesi precedenti o avere un tampone negativo fatto non più di due giorni prima.

I contagi salgono

L’altro parametro oggettivo riguarda i contagi. Stanno salendo. Le ospedalizzazioni non crescono, ma qualora venissero mantenuti i parametri esistenti per definire le zone in Italia alcune regioni potrebbero presto volgere verso la zona gialla. In attesa che si definisca un possibile cambiamento dei parametri, magari legandolo alla situazione dei numeri ospedalieri, il rischio è che alcune regioni, in ragione del peggioramento dei dati, potrebbero volgere verso fasce di rischio che prevedono maggiori restrizioni.

Green pass per tutelare le attività

Non esattamente uno scenario auspicabile per un’economia già provata e che prova a trovare nell’estate una spinta come boccata d’ossigeno per settori come la ristorazione o la ricettività in genere.

L’utilizzo del Green Pass, in linea teorica, rappresenterebbe uno strumento finalizzato a mantenere tutte le attività aperte, subordinando l’accesso solo a chi ne è in possesso. È solo uno scenario ipotetico, tenuto conto che non è detto che il modello francese venga applicato in Italia. Anche perché non mancano le perplessità, da parte di alcune forze politiche e non solo.

Green pass, le precisazioni del sottosegretario costo

Rispetto a quello che però potrebbe essere l’orientamento del governo italiano sono arrivate dichiarazioni significative da parte del sottosegretario alla Salute Andrea Costa, rilasciate a L’Italia s’è desta su Radio Cusano Campus.

Quest’ultimo ha ricordato come, ad oggi, già in Italia esistano circostanze per le quali il Green Pass è considerato un requisito di accesso. Chiaro il riferimento a eventi come visite nelle Rsa, matrimoni, eventi negli stadi, fiere, congressi per il quali il protocollo è già predisposto.

Costa ha precisato che come più che di “modello francese”, oggi la questione potrebbe essere una decisione sulla possibilità di ampliare il modello italiano.

«Credo che - ha aggiunto - valutare l’ipotesi di estendere l’applicazione del Green Pass in alcune situazioni possa essere una riflessione giusta e corretta. Mi posso riferire ad esempio ai mezzi i trasporto di lunga percorrenza».

L’altro esempio fatto è quello di utilizzare il Green Pass per l’accesso in quei luoghi come cinema e teatri, in maniera tale da poter ampliare in sicurezza quella che oggi è una capienza ridotta.

Green pass per bar e ristoranti, le potenziali criticità

«Arrivare a dire - ha detto Costa in relazione allo scenario attuale - che per prendere un caffè o per mangiare una pizza ci vuole il Green Pass mi pare eccessivo».

Una dichiarazione resa in funzione del fatto che, ad oggi, la campagna vaccinale continua a procedere a ritmo sostenuto. Il sottosegretario ha specificato come un orizzonte che prevedrebbe il Green Pass per andare al ristorante, equivarrebbe a rendere difficile la situazione per le famiglie con figli piccoli.

Sotto i dodici anni non è infatti possibile ricevere il vaccino e, a quel punto, si dovrebbe provvedere a farsi carico della spesa per i tamponi per i più piccoli per andare a mangiare fuori.

Una situazione che impone una riflessione al pari della necessità di stabilire, eventualmente, chi dovrebbe controllare che chi accede in un bar abbia il pass richiesto. Il dibattito è comunque in corso e nella prossima settimana potrebbero arrivare passaggi decisivi, anche rispetto alle possibili nuove valutazioni sui parametri dell’epidemia.