Green pass, Bassetti: «Non introdotto per far diventare Italia tamponificio, va ripensato»

Green pass, Bassetti: «Non introdotto per far diventare Italia tamponificio, va ripensato»

Il professor Matteo Bassetti è intervenuto sulla questione con un post sul suo profilo Instagram

Il 15 ottobre è alle porte e con esso la nuova estensione del green pass. I lavoratori del settore pubblico e privato dovranno esserne in possesso per esercitare la propria attività lavorativa. Un problema relativo per chi è vaccinato, ma è noto come resista una sacca di persone che non pare avere intenzione di immunizzarsi.

Green pass anche con tampone, ma la capacità nazionale potrebbe non essere sufficiente

Per loro la strada alternativa resta quella di sottoporsi ad un tampone ogni 48 ore. La negatività conferisce, infatti, la possibilità di avere la certificazione idonea a lavorare. Non manca chi, però, come il professor Matteo Bassetti segnala le criticità. Il direttore delle Malattie Infettive del San Martino di Genova si è soffermato sul tema con un post pubblicato sul suo profilo Instagram.

«Con il green pass - ha scritto - così come è si dovranno fare 12-15 milioni di tamponi a settimana e questo non sarebbe proprio fattibile perché non abbiamo questa capacità in Italia».

Si tratta, tra l’altro, di un problema che è stato segnalato ad esempio dal governatore del Veneto Luca Zaia che, in un’intervista pubblicata da Repubblica, aveva segnalato come nella sua regione potesse non esserci la possibilità di effettuare tutti i test necessari ai lavoratori non vaccinati.

Green Pass per il lavoro era immaginato come incentivo al vaccino

La questione, però, può anche essere letta su un altro punto di vista. Il tampone è una sorta di strada alternativa rispetta a quella che si immaginava potesse essere la via maestra per ottenere il green pass: la scelta di sottoporsi ad un vaccino che si immaginava potesse essere incentivata con l’estensione della certificazione verde come requisito.

Un passaggio che non è avvenuto totalmente, considerata ancora la presenza di una fetta di popolazione non vaccinata. Anche dopo che l’ultima estensione, oltre a riguardare ambiti come i ristornati al chiuso o la partecipazione a determinati eventi, ha portato la norma a riguardare anche il mondo del lavoro.

Secondo Bassetti il Green Pass dovrebbe essere «ripensato»

«Se il green pass - ha proseguito Bassetti - non ha portato ad un aumento di vaccinazioni vuol dire che ha fallito il suo obiettivo. Non è stato introdotto per far diventare l’Italia un «tamponificio» ma perché la gente si andasse a vaccinare».

«Se oggi - ha concluso Bassetti - avere il green pass vuol dire continuare a fare il tampone, finisce per non avere più senso il green pass. Va ripensato, e forse vale la pena anche valutare di eliminarlo in questa forma».

In attesa di capire come si andranno ad evolvere le cose, il 15 ottobre è sempre più vicino. Da quella data il fatto certo è che il green pass sarà obbligatorio per tutti i lavoratori, pubblici e privati.