Governo, nuova ipotesi: ecco perché Conte potrebbe dimettersi lunedì

Governo, nuova ipotesi: ecco perché Conte potrebbe dimettersi lunedì

È in pieno atto la crisi di governo e la caccia a responsabili e costruttori, ma il tempo stringe e Conte potrebbe fare una mossa a sorpresa

È partita la caccia ai responsabili o ai costruttori, come in queste ore si chiamano i senatori (alla Camera i numeri della Maggioranza sono buoni pure senza i renziani) che potrebbero dare una mano a Conte per avere comunque i numeri per andare avanti ancora.

Pur senza voler dare ragione a chi accusa il Premier di cercare di restare attaccato con forza allo scranno di Palazzo Chigi, il fatto che si è scelto di andare al Senato a chiedere la fiducia solo martedì, appare una mossa necessaria per prendere tempo e verificare se è possibile trovare senatori che sostituiscano quelli di Italia Viva che sono usciti dalla maggioranza.

I “tifosi” del premier Conte non lo ammetteranno mai così come grillini e dem, ma è evidente che da mercoledì pomeriggio, quando Matteo Renzi ha aperto la crisi, il fatto che si arrivi al Senato, vero ago della bilancia per via della ristrettezza dei numeri della maggioranza, solo dopo quasi una settimana è eloquente.

Ma probabilmente servirà ancora più tempo, perché nonostante ammiccamenti, trattative e prime adesioni il numero dei senatori non basta ancora. E così, come riporta “la legge per tutti.it”, il Premier potrebbe fare una mossa a sorpresa, dare le dimissioni. Ma si tratterebbero di dimissioni volte ad avere più tempo per recuperare i senatori mancanti, perché di questo si tratterebbe.

Le dimissioni di Conte dopo le comunicazioni alla Camera

Il tempo stringe ed il Premier e la sua maggioranza sembra non abbiano ancora trovato i senatori utili a restare in carica. Tra l’altro è nato un gruppo parlamentare apposito per cercare di far aderire quanti vogliono che l’esperienza del governo continui. I responsabili, cioè coloro che avrebbero la volontà di far andare avanti il governo, a prescindere dal motivo (la grave crisi economica e pandemica o semplicemente, per attaccamento alla poltrona), sono ancora pochi. Il fatidico numero di 161 non è ancora raggiunto.

Per avere la maggioranza assoluta al Senato ne servono un’altra decina e vanno recuperati probabilmente entro martedì, quando il Premier alle 9 del mattino ha appuntamento a Palazzo Madama, dove dovrebbe essere effettuata la conta tramite voto di fiducia. Un autentico rebus questa crisi di governo, con una soluzione a sorpresa che potrebbe adottare il Premier, se davvero fino a martedì non riuscirà a certare quella quota di senatori necessaria.

Infatti il Premier potrebbe dimettersi lunedì, dopo il passaggio a Montecitorio. In pratica, un po’ di melina, perché, come si legge sul sito di informazione legale, una volta incassata la fiducia alla Camera (non è in discussione), Conte salirebbe al Colle rimettendo il suo mandato nelle mani del Capo dello Stato Mattarella.

A quel punto il Presidente della Repubblica dovrebbe dare un nuovo mandato al Premier, cioè qualche giorno di tempo per verificare se c’è ancora la maggioranza. Altri giorni di tempo per convincere qualche indeciso ad aderire alla causa e salvare di fatto il governo Conte, aprendo alla sua terza versione.

L’attuale situazione

Come dicevamo è di 161 la maggioranza assoluta. Il nuovo gruppo parlamentare Maie-Italia 23, con il sottosegretario Riccardo Merlo al comando, nasce proprio per questo motivo, fare cioè da contenitore a responsabili e costruttori. Tra l’altro adesso anche Italia Viva con il suo leader Matteo Renzi ha annunciato l’ipotesi di astenersi dal voto di fiducia.

E questo potrebbe dare una mano al premier, ma arrivare al Senato basandosi su una promessa fatta da chi ha aperto la crisi, appare un azzardo degno di un Casinò. Lavorare senza la maggioranza assoluta è un rischio per un governo che ad ogni votazione parlamentare rischierebbe di finire sotto, con la macchina amministrativa inevitabilmente che si ingesserebbe.

La situazione è complicata perché ad oggi in Senato il Premier potrebbe contare su una maggioranza di 150. Ci sono i 92 senatori del Movimento 5 Stelle, i 53 del Partito Democratico, gli 8 del gruppo delle Autonomie e i 15 del Gruppo Misto , con nello specifico i 6 di Leu, i 5 di Maie ed altri 4 indipendenti e senatori a vita.

Pare che la speranza è che già oggi si aggiungano Campolillo, Giarrusso e De Falco, tre fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle e 3 senatori dell’UDC che sembra abbiano aperto la porta. Se davvero Italia Viva si asterrà, al Senato la fiducia sarebbe comunque ok dal momento che le opposizioni senza Renzi arriverebbero a 146. Ma la maggioranza relativa come si sa è sempre un rischio.