Governo dimissionario: ecco cosa può fare e perché il decreto Ristori può andare avanti

Governo dimissionario: ecco cosa può fare e perché il decreto Ristori può andare avanti

La crisi di Governo è in atto, il Premier è dimissionario ma può svolgere gli “affari correnti”, ma di cosa si tratta?

Ieri il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è salito al Quirinale rimettendo il mandato al Capo dello Stato Sergio Mattarella. Il governo Conte però resta in carica per il disbrigo degli affari correnti ma un po’ ovunque si legge che adesso la macchina amministrativa si incepperà, che i tanto attesi bonus e ristori non potranno essere erogati in attesa che la crisi di governo venga ricucita, magari con un Conte ter o con un altro Premier. Ma è davvero così? La macchina amministrativa si incepperà dal momento che Mattarella ha concesso al dimissionario Premier lo svolgimento degli affari correnti?

L’esempio del governo Gentiloni nel 2018 e delle elezioni del 4 marzo

Dal punto di vista giuridico non esiste definizione e normativa che segna in maniera inequivocabile cosa un governo in carica solo per gli affari correnti possa fare o non fare. L’allarme che in queste ore circola sulla rete e su diversi quotidiani è quello relativo al blocco degli aiuti alle famiglie e ai lavoratori che adesso potrebbero venire congelati in attesa della fumata bianca per un nuovo esecutivo.

Probabilmente però è un allarme non proprio, anche se è inevitabile che il governo adesso sia meno libero di agire rispetto a quando è in piena carica. Un esempio in questo senso lo si può avere richiamando al governo Gentiloni del 2018, quando rimase in carica per il disbrigo degli affari correnti in attesa che dalle elezioni del 2018 uscisse il nuovo esecutivo.

Le elezioni del 4 marzo segnarono la vittoria del Movimento 5 Stelle come partito singolo e del Centrodestra come coalizione. Nessuno però aveva i numeri per governare. Così nacque il primo governo Conte, con Movimento 5 Stelle e Lega insieme in maggioranza perché non ci fu altra strada.

Il Pd disse “mai con i 5 Stelle”, il Presidente della repubblica Mattarella non accettò l’invito a dare mandato al Centrodestra per trovare responsabili in Parlamento e aumentare i numeri della maggioranza. E il governo Gentiloni, quello precedente alle elezioni del 4 marzo, rimase in carica per quasi due mesi, per gli affari correnti.

E si riunì diverse volte, con una media simile a quando era pienamente in carica. Ed approvò diverse cose, emanò diversi decreti attuativi. Naturalmente operò su provvedimenti di cui il Parlamento aveva già dato mandato.

Infatti nel disbrigo degli affari correnti un governo non può emanare nuove leggi, non può proporle, non può dare seguito alle riforme (pensioni, legge elettorale e così via), ma può benissimo promuovere provvedimenti d’urgenza. Per esempio, quel governo Gentiloni approvò il Def, anche se non dette al Documento di Economia e Finanze una linea programmatica, cioè non lavorò per il futuro essendo un governo che andava sostituito.

Cosa può fare Conte adesso

“Governo in carica per gli affari correnti può gestire pandemia e decreti economici urgenti. Il Recovery resta al palo”, questo ciò che si legge sul “Fatto quotidiano”, giornale che sicuramente è più per Conte che contro. E sono parole di un docente dell’Università “La Sapienza”, cioè l’ordinario di Diritto Costituzionale, Gaetano Azzariti. In pratica, andare avanti per dare sostengo alle famiglie e alle imprese, ai lavoratori e alle Partite Iva è possibile anche negli affari correnti.

«Consentiti i provvedimenti per il rinvio delle cartelle esattoriali e i ristori. L’esecutivo continuerà poi a disporre la colorazione delle regioni e in caso di impennata dei contagi potrà adottare, vista l’urgenza, un decreto legge o anche un dpcm. È invece precluso tutto ciò che comporta una scelta legata all’indirizzo politico: si ferma l’attività preparatoria del documento da presentare a Bruxelles e si bloccano le trattative con la Ue sugli altri dossier», così ha definito il quadro della situazione il professore e quindi, escludendo i programmi del Recovery Fund, che a dire il vero erano ancora al palo anche con il governo stabilmente in sella, Conte può operare d’urgenza anche adesso, mentre il Presidente Mattarella avvia le consultazioni.