Autore: Giacomo Mazzarella

Mario Draghi - Governo

Governo Draghi: l’analisi delle nomine dei ministri, chi ha vinto e chi perso

Firmata la nuova squadra dei Ministri del governo Draghi, ecco perché tutti hanno vinto e tutti perso.

Il nuovo governo Draghi è nato, con un mix tra politici e tecnici anche se la prima componente è più numerosa. A prima vista però, questo non vuol dire che l’autorevole Mario Draghi, ex numero uno di Bankitalia e di Bce si sia piegato ai capricci dei partiti, perché come vedremo, nelle caselle di governo che sono fondamentali per il programma del Recovery Fund, il nuovo Premier ha messo uomini suoi di fiducia, tecnici che lui conosce bene.

Per quanto riguarda i partiti, Ministri per tutti: M5S, Italia Viva, Forza Italia, Lega e Leu. Per i responsabili dell’ultima ora del governo Conte niente «poltrone». La nomina dei ministri ha prodotto soddisfazione in tutte le forze politiche, e le dichiarazioni a margine del discorso di Draghi di ieri sera lo hanno ampiamente dimostrato.

Ma alla soddisfazione e ai motivi di giubilo, non si sa quanto di facciata essi siano, ci sono anche motivi di insoddisfazione, i cosiddetti mal di pancia che forse nessuno metterà in luce nei partiti, ma che sono innegabili. Ecco una disamina partito per partito, su cosa c’è da essere contenti e cosa meno.

Il Movimento 5 Stelle

Partiamo dal presupposto che il governo Draghi è nato per la grave situazione emergenziale che regna in Italia, per cercare di riunire il Parlamento sulle cose da fare e perché a detta di molti, non si può votare (presto però ci saranno le amministrative in diverse grandi città). Il Movimento 5 Stelle è la componente più forte in Parlamento, forte del plebiscito che ebbe alle politiche del 4 marzo 2018.

Nonostante la vittoria, un po’ per la legge elettorale che non permette governi senza accordi con altri partiti ed un po’ per una evidente inesperienza politica, il M5S è sceso a compromessi prima facendo governare la Lega, poi il PD, poi Renzi e adesso resuscitando anche Forza Italia, a partire dai nomi dei ministri azzurri che sono tutte vecchie conoscenze di quel palazzo che i grillini volevano scardinare.

Il M5S ha ottenuto più ministri di tutti, cioè 4 (3 a testa per Forza Italia, PD e Lega, 1 a testa per Leu e IV). Soddisfazione per il riconoscimento e per la conferma alla Farnesina di Luigi Di Maio, ma anche evidenti mal di pancia, come dimostra la frattura interna che ha portato alla fuoriuscita dal partito di Alessandro Di Battista.

Il ministero della Transizione ecologica, quello che è nato per volontà e imposizione di Grillo, reputato molto importante tra i pentastellati è andato a un tecnico, non ad un grillino (Roberto Cingolani, professore di fisica).

Grillo ieri sembra abbia detto che il nome di Cingolani sia suo, ma crederci è difficile. E poi c’è la partita sulla giustizia, persa dai grillini che dovevano difendere Bonafede che di fatto è stato sostituito da Marta Cartabia, altra tecnica come guardasigilli. E per la scuola e l’ex Ministro Azzolina si può dire la stessa cosa.

La Lega

Massimo Garavaglia al turismo, Erika Stefani alle disabilità e Giancarlo Giorgetti allo sviluppo economico sono le nomine del Carroccio. Ma è anche vero che due dei Ministeri più contestati da Salvini e soci durante la pandemia e durante il governo Conte Bis sono stati il Ministro della Salute Speranza e per la questione migranti, il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Entrambi confermati da Draghi, segno che forse il ruolo della Lega al governo non è reputato centrale (ma non lo sono nessuna delle Forze politiche, perché sembra un governo di Draghi e basta).

Gli altri partiti

Il Pd si può dire soddisfatto con le nomine di Franceschini, Guerini e Orlando. Proprio la nomina di quest’ultimo al Ministero del lavoro, lui che è fedelissimo del segretario Zingaretti è importante per gli equilibri interni al Pd. La supervisione di Mattarella su questo è apparsa evidente. Per Forza Italia invece la situazione è paragonabile alla lega, e forse ancora meglio dal momento che numeri alla mano in Parlamento Forza Italia non conta molto.

Tre Ministeri come Brunetta, Gelmini e Carfagna sono un colpaccio per Berlusconi, anche se qualche strascico lo lasciano. Sempre gli stessi nomi, questo il malumore della base del partito, anche se la nomina di tre vecchi e grossi calibri sembrano un affronto verso il cambiamento auspicato dal Movimento 5 Stelle.

Resta il fatto che soprattutto sulla Carfagna, che per molti era in procinto di appoggiare anche il governo Conte ter, il malumore regna sovrano. I Ministri rappresentano la corrente più lontana dalla destra di tutta Forza Italia. E manca la poltrona importante per Tajani, cosa che sembrava scontata.

Per Leu il miracolo della conferma di Roberto Speranza alla Salute, anche se pure qui è evidente la mano di Mattarella che ha voluto dare continuità al dicastero più interessato dalla pandemia. Infine Renzi, da molti dato per grande sconfitto visto che adesso conta meno di prima nel governo.

Non è riuscito a riportare nel governo la Bellanova, ma la Bonetti è ancora una volta Ministro. Una sola poltrona per Italia Viva, ma anche se non lo dirà mai, il grande artefice di questo governo Draghi, quello che ha mandato a casa Conte è riuscito pure a fare altri scalpi importanti tra quelli che lui voleva. Le teste di Conte, Bonafede, Gualtieri e Azzolina sono degne di soddisfazione.