Autore: Giacomo Mazzarella

Immigrazione

«Gli immigrati non sono profughi» a dirlo è l’Onu

Un rapporto Onu spezza il luogo comune che voleva i migranti in fuga dalla guerra

C’è un rapporto dell’Onu che sta facendo molto discutere soprattutto in Italia dove l’argomento migranti è piuttosto sentito, soprattutto dopo la regolarizzazione dei migranti inserita nel decreto Rilancio.
In un dossier dal titolo «The Scaling Fences: Voices of Irregular African Migrants to Europes», si sottolineano i motivi per cui gli immigrati arrivano in Europa.

E non è la guerra o la fuga da pulizie etniche e vessazioni. La ricerca è stata diffusa niente poco di meno che dall’Onu ed è finita in un articolo di «Libero Quotidiano» che con un po’ di sarcasmo si chiede cosa adesso penserà il Ministro, Teresa Bellanova.

Fu proprio il Ministro dell’agricoltura a spingere per il provvedimento sulla regolarizzazione dei migranti, a tal punto che la Bellanova minacciò le dimissioni da Ministro. Per questo Libero la tira in ballo in relazione alla ricerc realizzata dall’Undp (United Nations Development Programme).

Cosa emerge nel dossier

Lo studio dell’Undp è stato condotto su un campione di 3.000 immigrati provenienti da ben 43 paesi africani che sono entrati in Europa e si sono stabiliti in 13 differenti paesi Europei. La stragrande maggioranza del campione intervistato ha confermato che non fuggivano affatto da guerre, carestia e povertà. Queste persone sono giunte in Europa quasi tutte su barconi, e molte di loro hanno confermato che nella loro Patria avevano un lavoro spesso più pagato della media dei lavoratori del posto.

Istruzione e nuovo lavoro

Naturalmente nel dossier si parla di lavoro pagato bene, ma commisurato agli stipendi del Mondo Africano. Infatti il 60% degli intervistati ha dichiarato che il motivo della fuga dalla loro Nazione, è relativo alla ricerca di un lavoro remunerato all’europea, in modo tale da poter mandare i soldi a casa alla loro famiglia. In pratica, una fuga dettata dalla voglia di fare un passo di qualità, una specie di investimento, come dimostra anche il numero di intervistati che ha detto di essere arrivato in Europa per motivi di istruzione.

In buona sostanza, non è vero, almeno stando al campione intervistato, che tutti i migranti che arrivano in Europa, spesso su barconi che puntano le coste italiane, siano in fuga dalle guerre. Certo, ci saranno pure loro, ma non sono tutti profughi.

Anche perché sempre gli intervistati hanno dichiarato che il «biglietto» per salire sul barcone e pagare gli scafisti e le organizzazioni che li gestiscono (2.500 dollari in media), vengono raccolti con autentiche collette in famiglia o da prestatori di danaro a cui poi vanno restituiti con gli interessi non appena l’investimento su se stessi che sta alla base della fuga, inizierà a dare i frutti sperati. Per questo occorrerà che anche chi vede nel fenomeno, la fuga da scenari di guerra e la povera gente che in Patria sarebbe in pericolo, deve ricredersi.