Festeggiamenti Inter, assembramenti all’aperto e contagi, parla il professor Remuzzi

Festeggiamenti Inter, assembramenti all'aperto e contagi, parla il professor Remuzzi

Il professor Giuseppe Remuzzi è intervenuto nel corso della trasmissione L’aria che tira

2 maggio. Un giorno che i tifosi dell’Inter ricorderanno a lungo per uno scudetto vinto dopo undici anni. È anche però una data che, al tempo del Covid, diventa cruciale anche a livello epidemiologico.

Quelli che, in altre fasi storiche, sarebbero state manifestazioni di gioia, all’epoca del coronavirus sono «assembramenti». Situazioni che diventano potenziali rischi per la diffusione capillare del contagio. A quindici giorni di distanza pare, però, non esserci stata un’impennata di infezioni derivante da quella circostanza.

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Ma, dunque, a questo punto come può essere letta dal punto di vista scientifico questa cosa? Nel corso della trasmissione L’aria che tira di La 7 si è registrata sul tema il punto di vista del professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Farmacologico Mario Negri.

«Quello che è successo a Milano - ha evidenziato - non lo possiamo ancora giudicare, perché ci vuole ancora una settimana. È prematuro dire che non è successo niente».

A fianco a questo monito rispetto ad avere prudenza nel trarre conclusioni su quanto accaduto in piazza Duomo a Milano ad inizio maggio, lo scienziato ha, però, espresso una sensazione. «Non mi aspetto - ha evidenziato - che succeda molto».

Assembramenti all’aperto, non sono tutti uguali

La sua idea nasce da quelle che sono alcune conoscenze. «Siamo - ha spiegato - all’esterno, c’era tantissimo vento e la terza cosa è che gli assembramenti sono molto diversi a seconda degli ambienti in cui uno lo fa. In quei casi lì è molto fluida la cosa, le persone si muovono molto rapidamente».

In sostanza quel tipo di assembramento in cui le persone saltano, si muovono e girano per una piazza potrebbe celare rischi minori rispetto ad altre situazioni del quotidiano. «Se anche tu sei vicino ad un super diffusore - ha spiegato Remuzzi - che contagia da solo 20 persone, gli stai vicino poco perché ci si muove molto».

Si tratta di una situazione esattamente contraria a ciò che può avvenire in un mezzo pubblico dove si staziona per decine di minuti a fianco di una stessa persona. Questo messaggio, però, non deve suonare come un liberi tutti. Esserci poco rischio, non significa che non ci sia. Anzi.

Il concetto di fondo espresso da Remuzzi è che assembrarsi è in questa fase comunque sbagliato e pericoloso.

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I vaccini che funzionano fanno credere che la soluzione al problema Covid, quantomeno nelle sue manifestazioni più acute a livello epidemiologico, sia sempre più vicina. Proprio per questo da Remuzzi arriva un invito a non disperdere le buone condotte.

«Fare queste cose - ha proseguito il professore - non è un bene, poi magari va bene. Ma non è detto che sia una cosa che è giusto fare»

«Bisogna - ha proseguito - essere attenti, non avvicinarsi troppo agli altri. Tutte le cose che sappiamo è meglio metterle in atto. Non dobbiamo esagerare. È molto importante sostenere che all’esterno è difficile contagiarsi».

Questo, però, impone comunque di continuare a prestare attenzione. Mantenere il distanziamento sociale, indossare le mascherine ed evitare gli assembramenti restano una base necessaria affinché si comportamenti individuali e le vaccinazioni entro poco tempo possano portare a quel via libera verso la normalità che in tanti aspettano.