Fedez - Codacons, lo scontro continua: il cantante si sente «perseguitato»

Fedez contro il Codacons tra esposti, denunce e querele. Questa volta al centro della lite l’iniziativa «Scena Unita». Quando finirà il duello?

Non sembra avviarsi ad una conclusione il duello a distanza tra il noto rapper Fedez e il Codacons, l’associazione attiva a tutela dei diritti dei consumatori. «Basta persecuzione. Non sono come Malika Chalhy», queste le parole cariche di rabbia del cantante milanese, nuovamente preso di mira da azioni dell’associazione. Dopo il recente sfogo di Fedez sul web, ecco la pronta replica del Codacons: in essa si annuncia una querela per diffamazione nei suoi confronti.

Alla base dei nuovi contrasti, vi è l’iniziativa “Scena Unita”, mirata a sostenere i lavoratori dello spettacolo in questo difficile periodo: il Codacons avrebbe infatti chiesto il sequestro della somma raccolta fino ad ora (circa 5 milioni di euro) arrivando a paragonarlo a Malika, ossia la 20enne diventata nota, per essere stata buttata fuori di casa in quanto omosessuale. Negli ultimi tempi, la ragazza ha fatto discutere giacchè con le donazioni ottenute per rifarsi una vita, ha acquistato una Mercedes nuova di zecca.

Fedez e il Codacons: le dure parole del rapper sul web

In queste ore, è stato il rapper Fedez a rendere noto l’ennesimo esposto da parte del Codacons nei suoi confronti, collegato proprio all’iniziativa «Scena Unita». Su internet il cantante non ha usato mezzi termini e ha evidenziato il suo stato d’animo attuale con parole molto forti.

Infatti, tramite una serie di Instagram Stories, il compagno di Chiara Ferragni ha esclamato: «Ne ho pieni i co***oni. Ennesima raccomandata del Codacons dove riescono a paragonare i 5 milioni di euro raccolti per gli operatori dello spettacolo alla raccolta fondi di Malika che si è comprata la Mercedes con i soldi che le hanno dato. Richiedono di procedere all’immediato sequestro. Fate schifo. Io sono stufo di essere perseguitato da voi. E’ incredibile che nessuno faccia niente.»

Fedez ha poi proseguito il suo intervento via web - ben consapevole del risalto che avrebbe avuto - usando queste parole contro il Codacons: «Si permettono di ostacolare chi si è fatto il c**o. Come è possibile che in Italia si permetta tutto questo? Ho una trentina di denunce e devo andare in Tribunale trenta volte con questi st**nzi che intasano i pubblici uffici. Mi sono rotto il ca**o». Il cantante si sente dunque perseguitato e vittima di una vessazione che ormai pare senza fine e, a suo dire, senza un reale fondamento, se non quello di danneggiare ingiustificatamente la propria immagine.

La reazione del Codacons all’ultimo sfogo di Fedez è stata velocissima

Non deve di certo stupire che le fresche dichiarazioni al vetriolo di Fedez su Instagram abbiano provocato la pronta risposta del Codacons che, con una nota dai contenuti espliciti, ha rilevato che il cantante milanese sarebbe ricorso a «insulti e violenza inaccettabili».

L’associazione poi scrive che «Evidentemente Fedez non ha letto la nostra istanza e, se l’ha letta, non l’ha capita, dimostrando leggerezza e superficialità. (...). Per quanto riguarda le accuse mosse dal rapper verso la nostra associazione, gli insulti, l’arroganza, le menzogne contenute nel suo video e la violenza dimostrata nei nostri confronti varranno a Fedez una nuova querela per diffamazione che il rapper si sarebbe potuto evitare se solo avesse letto (e compreso) l’atto che gli è stato notificato».

Il Codacons su Twitter ha proprio in queste ore aggiunto che l’esposto in oggetto è mirato alla finalità di tutelare le raccolte fondi in quanto tali, ma anche a garantire trasparenza e correttezza ai donatori. Con ciò specificando che nell’esposto contestato da Fedez non è stato fatto alcun paragone tra la raccolta fondi di Fedez e quella di Malika.

Insomma, secondo il Codacons, Fedez si sarebbe infuriato senza aver compreso il reale significato dell’esposto. E’ del tutto evidente che le parti siano ancora ben lontane dalla pacificazione: la battaglia continua, fuori e dentro il tribunale.