Attenzione alle mascherine FFP2, non tutte sono a norma: la maggior parte sono inefficaci

Attenzione alle mascherine FFP2, non tutte sono a norma: la maggior parte sono inefficaci

La maggior parte delle mascherine FFP2 sono inefficaci: ecco come riconoscerle e come difendersi

Secondo vari test commissionati da una società di import ed export, la maggior parte delle mascherine FFP2 in commercio sono risultate inefficaci contro il Coronavirus.

La maggior parte delle mascherine FFP2 non sono a norma e sono inefficaci contro il Covid-19

Purtroppo, molte mascherine sono esenti dai controlli sulle certificazioni apposte dalle aziende produttrici. Nonostante le FFP2 siano considerate le più sicure ed efficaci per proteggersi dall’infezione SARS-COV-2, molti non sanno che la maggior parte di esse non sono così efficaci. Questo modello di mascherine viene usato soprattutto dal personale sanitario impegnato in prima linea nella lotta contro l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo da un anno ed è diventato sempre più di uso comune.

In alcuni Paesi, addirittura, la FFP2 è stata resa obbligatoria quando si usano mezzi pubblici (ad esempio in Baviera) o quando si va a fare la spesa nei supermercati come succede in Austria.

Ma come spesso accade, l’aumento della domanda ha provocato una serie di truffe ed infatti sono sempre più frequenti i sequestri di materiali senza marchio CE oppure in seguito a test che dimostrano di non avere la stessa efficacia promessa.

Al Corriere della Sera, due titolari di una società internazionale che si occupa di import ed export, hanno spiegato che da quando è scattata l’emergenza sanitaria, si sono moltiplicati i clienti che vogliono importare dei dispositivi di protezione dall’Asia. La cosa sconvolgente è che la maggior parte di questo materiale che viene messo in commercio, non è a norma e non corrisponde alle certificazioni.

La brutta scoperta sulle mascherine FFP2: non trattengono nemmeno il respiro

La maggior parte dei dispositivi di sicurezza, in alcuni test non sono stati in grado di superare la prova del cloruro di sodio e dell’olio di paraffina. Questo test verifica il filtraggio delle mascherine, alcune si sono dimostrate inefficaci nel contenere il respiro. I due titolari della società hanno voluto condividere questi risultati per lanciare un messaggio ben preciso, ovvero quello di fare molta attenzione alla merce che si trova sul mercato.

Come ben sappiamo, in questo momento storico così difficile, una buona mascherina può fare la differenza tra la vita e la morte. Soprattutto nei luoghi come gli ospedali, i servizi sociosanitari e le case di riposo dove si trovano pazienti fragili e più vulnerabili.

La maggior parte dei dispositivi che troviamo in commercio e che sono stati testati, riportano il marchio CE2163 facente capo all’Universalcert che è un laboratorio di Instanbul, in Turchia. Queste mascherine però, non vengono testate e nessuno ne dimostra l’efficacia. Chi le produce e vuole venderle in Europa, deve rivolgersi ad un laboratorio europeo accreditato per la certificazione.

La documentazione va inviata all’ufficio della comunità europea che, in seguito, rilascia il marchio CE. Il presidente dell’Associazione Microbiologi Clinici italiani, Pierangelo Clerici, ha spiegato che una volta che i dispositivi ottengono il marchio CE, possono essere messi in commercio e tutti gli stati membri sono autorizzati ad acquistarli.

I controlli sarebbero di competenza dell’Istituto Superiore di Sanità o del Ministero della Salute. Normalmente i controlli vengono affidati ai Politecnici o agli Istituti di Fisica delle Università che possiedono le apposite strutture e tecnologie per testarle e valutare il loro reale filtraggio.